09/07/10 18:47 archiviato in:
• diego06/07/10 22:31 archiviato in:
• peve
Volentieri pubblico ricordando Blue Velvet di Lynch visto al Candor, cinema parrocchiale del mio quartiere e Carlo che, vedendoci fuori a fumarci una sigaretta ci disse pacatamente: “ragazzi, quando volete sono pronto e iniziamo...”
"Assalto al cinema", la mostra sulla storia dei cineclub in Liguria, proveniente da Genova e attualmente in corso di svolgimento alla Palazzina delle Arti, avrebbe potuto costituire un motivo di orgoglio per il ruolo tutt'altro che secondario svolto da questa città nell'ambito di quell'importante movimento culturale: se solo ci fosse stata la volontà di darne conto nella sua globalità, cosa che non è stata.
L'ennesimo omaggio ad Enzo Ungari, se gestito con maggior rigore avrebbe potuto costituire un'occasione utile e stimolante anche per i visitatori più giovani: si è preferito invece, ancora una volta, privilegiare il ricordo dell'amico anziché il ritratto del critico, dello sceneggiatore, dell'operatore culturale, attraverso un'esposizione di materiali sconcertante per quanto risulta approssimativa e lacunosa. Di altre gravi mancanze e non minori approssimazioni è permeato tutto il percorso espositivo per la parte riguardante la nostra città, in particolare nel documentare gli anni settanta e ottanta. La più grave di queste omissioni riguarda la figura di Carlo Roda e le sue molteplici e pluriennali attività. Autentico appassionato e testardo sognatore, dal 1974 e per oltre trent'anni Roda, attraverso il Collettivo dell'Immagine, ha promosso e diffuso la cultura cinematografica alla Spezia come nessun altro, sia quando è stato costretto ad effettuare le sue proiezioni in luoghi non canonici sia quando ha avuto la possibilità di gestire delle piccole sale di periferia.
Leggi ancora...06/07/10 22:17 archiviato in:
• diego
Nonostante la crisi che attanaglia molte famiglie, bene o male andiamo al periodo delle famose, mitiche, implacabili vacanze. Ovviamente si muovono in relazione a questo le attività economiche correlate al periodo delle ferie, e difatti di questi tempi, su periodici, volantini, manifesti, brevi spot, ecco la réclame degli antifurti e delle società di vigilanza.
Sono attività imprenditoriali rispettabilissime e forniscono servizi utili, senza dubbio. Ma quel che mi colpisce è l’incolpevole cupezza di queste forme di comunicazione. Insomma andare in vacanza, o semplicemente passare una giornata al mare, può essere un incubo se non ti premunisci. Mentre in macchina, coi finestrini aperti, ti fiondi cantando allegro verso la brulicante spiaggia, ecco un manifesto premonitore, uno sguardo inquisitore che ti ricorda: attento, ogni giorno centinaia di furti, ogni giornata nella città deserta, decine di appartamenti violati. Mentre tu, incauto, ti stai spalmando di crema solare. Leggi ancora...Tag: Lilly, prozac, Matteo ricci
03/07/10 15:44 archiviato in:
• alfredoSmaltiti i festeggiamenti per l’insperata promozione, ormai urgeva pensare alla campagna acquisti per far fronte alla nuova stagione. Alludendo ai quattro lunghissimi anni di serie D, il presidente Menicagli si lasciò sfuggire una promessa: “Non torneremo mai più in quella categoria”. Ed almeno per tredici anni i fatti gli diedero ragione. Sembravano lontani i tempi del mugugno e della contestazione: la società (ossia Guerriero Menicagli) sembrava veramente intenzionata a far sul serio e, d’accordo con Scarabello che nel frattempo si era scelto come collaboratore Evaristo Malavasi al posto di Maestrelli, fu deciso di cambiare molto poco della rosa dell’anno prima che tanto bene si era comportata. Doveva essere il classico campionato di assestamento e nessuno si aspettava molto di più di una tranquilla posizione a metà classifica, ma la forza di quel collettivo fu tale da andare ben oltre le attese, stimolando pubblico e dirigenza a tentare, l’anno successivo, il definitivo salto di categoria.
Sonetti e Vallongo, che si erano particolarmente distinti nel precedente campionato, erano entrati nel mirino della Reggina (serie B), ma Menicagli, a differenza dei primi anni del suo mandato, seppe resistere alle sirene tentatrici e dichiarò incedibili almeno per un anno ancora i due importanti giocatori. Orlando, Mellina e Mazzola avevano parzialmente deluso le attese e furono restituiti al mittente. Leggi ancora...Tag: Alfredo Liberi, Storia del calcio, Spezia calcio, Annali bianconeri
03/07/10 15:41 archiviato in:
• alfredoNon è vero che nel calcio per vincere bastino i soldi e la competenza nelle scelte tecniche. Certo, sono cose importanti, ma spesso serve anche una buona dose di sana fortuna (chiamiamola così...). Il campionato 1965/66 ne è un tipico esempio. Menicagli e Scarabello misero insieme un’ottima squadra, sulla carta la migliore del gruppo. Un vero rullo compressore. Eppure, se alla fine si riuscì a festeggiare la ritrovata serie C fu solo grazie ad una sentenza della Caf che confermava una penalizzazione di tre punti inflitta dalla Disciplinare al Viareggio, quando ormai il torneo si era chiuso da oltre un mese e mezzo con la vittoria dei versiliesi.
Nel corso del precedente campionato Scarabello si era accorto che era molto difficile far convivere Guarinoni con Vallongo e si imponeva una scelta tra i due. Anche se uno dei due, almeno teoricamente, avrebbe dovuto giocare più decentrato, alla fine entrambi finivano per convergere al centro, pestandosi reciprocamente i piedi. Leggi ancora...Tag: Alfredo Liberi, Storia del calcio, Spezia calcio, Annali bianconeri
03/07/10 15:39 archiviato in:
• alfredoAnche l’estate 1964 sembrò iniziare in modo assai travagliato almeno quanto la precedente. Il caos regnava sovrano all’interno della società, dove a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro si dimisero prima Menicagli (“Facciano gli altri! Comincino un pò loro a tirar fuori i quattrini!”) e poi il vice presidente Bertolini. Intanto fu confermato l’incarico a Grillone (ma solo sulla parola, senza mettere nero su bianco) il quale si recò a Milano insieme a Pulga per il calciomercato. Ciò ebbe il suo peso, visto che qualche giorno dopo il bravo allenatore fu contattato dall’Empoli (serie C) e, allettato da un’offerta di 300mila lire al mese e forse preoccupato per le continue crisi societarie, salutò la compagnia per trasferirsi in Toscana.
Alla fine Menicagli ebbe l’ennesimo ripensamento. Amava profondamente lo Spezia e la crescente antipatia della gente nei suoi confronti gli pesava parecchio. Era sempre convinto che in assenza di una sinergia di almeno tre o quattro imprenditori, tutti disposti a spendere e non solo a “gestire”, fosse impossibile riportare lo Spezia in B, ma negli ultimi due anni aveva appurato che nessuno si sarebbe mai sognato di dargli una mano e finalmente entrò nell’ordine di idee di sobbarcarsi la responsabilità di riportare il club quantomeno in serie C.
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