08/03/10 20:02 archiviato in:
• peveAhimè: il sistema di commenti che fino a pochi giorni fa usavo per questo blog ha cessato di funzionare: cosa preannunciata ma che purtroppo per ora non mi permette di implementarne uno nuovo: vi prego di pazientare, useremo qualche sistema empirico per qualche tempo, i vecchi commenti li ho salvati ma non so se riuscirò a rimetterli online....
Non mollate, aficionados di peve.it....

Leggi ancora... 05/03/10 20:14 archiviato in:
• alfredoNel precedente campionato di serie A 1947/48 si erano verificati un paio di casi di corruzione, timide avanguardie di futuri casi ben più consistenti, che avevano destato scalpore ma non avevano suscitato, tutto sommato, provvedimenti disciplinari così drastici come forse sarebbe stato il caso.
La Salernitana era retrocessa a causa di una “combine” organizzata da un club molto più importante e ricco di lei, la Roma. I giallorossi che annaspavano al quartultimo posto, proprio in occasione del confronto con i campani alla penultima di campionato, grazie alla (scandalosa) benevolenza dell’arbitro fiorentino Pera, riuscirono a vincere la partita e a sorpassare in extremis in classifica la Salernitana condannandola così a retrocedere al posto loro. La Roma e Pera quella volta la fecero franca visto che non si riuscì a far emergere elementi di prova convincenti, ma il gioioso fischietto toscano da lì a due anni ci riprovò, sempre a vantaggio della Roma, arbitrando alla sua (scandalosa) maniera un Roma-Lucchese anch’esso determinante per la retrocessione. Questa volta la Figc non ebbe remore: Roma in B e Pera radiato.
Altro scandalo fu quello del giocatore del Napoli Ganelli che, sfruttando la sua parentela con il giocatore del Bologna Arcari, riuscì ad alterare il risultato dell’incontro fra le due squadre a favore dei partenopei. Questa volta la Figc riuscì ad appurare i fatti e non ebbe esitazioni: Napoli retrocesso all’ultimo posto in classifica e Ganelli radiato.
Il fatto è che “l’affarismo” dilagante e le cifre in ballo sempre più consistenti facevano ormai considerare una retrocessione nella categoria inferiore non come un fatto puramente sportivo dal quale ci si poteva riprendere con opportune ristrutturazioni e dal quale trarre insegnamenti per il futuro, bensì come un vero e proprio disastro finanziario da evitare a tutti i costi, per cui certi personaggi del nostro calcio cominciavano a non esitare più di tanto a ricorrere a qualsiasi mezzo pur di evitarlo.
Intanto a Spezia la vita stava lentamente riprendendo il suo corso, la sua “normalità”. La città era ancora piena di macerie recintate da steccati di legno, ma i tram avevano ripreso a sferragliare per le strade e nelle vetrine dei negozi le merci erano sempre più abbondanti. I reduci dai campi di prigionia stavano tornando a casa alla spicciolata e non era raro che alla porta suonasse qualche giovane di 30 o 35 anni, supplicando un lavoro anche di tipo casalingo che gli facesse sbarcare il lunario. Per il “boom” economico e per la “piena occupazione” si sarebbe ancora dovuto attendere una decina di anni.
Il campionato che lo Spezia si accingeva ad affrontare si annunciava molto difficile. La serie B era finalmente tornata a girone unico, a 22 squadre come ora, con due promozioni in A e quattro retrocessioni in C, ma il livello tecnico, grazie alla scrematura dell’anno prima, si era molto innalzato.
Leggi ancora... 05/03/10 20:10 archiviato in:
• diego
La rivista che vanta innumerevoli tentativi d'imitazione!
(dalla testata de "La Settimana Enigmistica")
Lo scandalo che provocò la reazione di Lutero, la questione decisiva perchè questo sconosciuto monaco provocasse l'incendio della Riforma, fu la faccenda delle indulgenze, o meglio della loro vendita e rivendita. Nel 1514 il papa Leone X, di fronte alla necessità di far cassa per ricostruire la Basilica di San Pietro, concesse l'indulgenza plenaria a ogni fedele che avesse fatto un'offerta. All'epoca non c'era il gratta e vinci, inoltre i più avevano una certa paura delle fiamme infernali. Insomma fu un successo. Però quell'oscuro monaco, quando vide i fedeli che, invece che pentirsi, mostravano il documento dell'indulgenza appena comprata, si arrabbiò tanto, tanto da scrivere le sue famose 99 tesi che, secondo la tradizione, affisse sulla porta della chiesa di Wittemberg. Correva l'anno 1517. Questi fatti sono ovviamente noti, ma mi piace soffermarmi un attimo sulla questione di fondo: l'autenticità, la ricerca dell'essenza "vera" di un'idea, di una prospettiva, di una morale, di una speranza. Leggi ancora...Tag: Sttimana enigmistica, Lutero, diego, d56
05/03/10 20:07 archiviato in:
• sport
All'andata una bagnata colossale...Poi le cose sono cambiate. Dopo il pari di Olbia tornaimo al Picco per tre punti basilari...
qualche chiacchera in merito, come al solito, qui... Leggi ancora...28/02/10 21:41 archiviato in:
• diego
“L’Olivetti è un’azienda strutturalmente solida, ma sul suo futuro c’è una minaccia, un neo che occorre estirpare: l’elettronica”.
(Ing. Valletta – assemblea degli azionisti FIAT, 1964)
Nell’Italia della seconda metà degli anni ‘50 c’è un grande fermento nella ricerca scientifica e tecnologica, e anche in campo sociale ed economico sono anni in cui stanno partendo grandi cambiamenti.
Uno dei primissimi calcolatori fu la CEP (cioè Calcolatrice Elettronica Pisana) realizzata dall’Università di Pisa, su suggerimento di Enrico Fermi, che a Pisa era stato allievo. L’idea di fondo era che costruire la macchina avrebbe consentito il crearsi di competenze nuove, preziose per gli sviluppi futuri (del resto Fermi traeva queste convinzioni da quel che aveva visto negli Stati Uniti).
I circuiti della macchina erano realizzati sostanzialmente con tubi termoionici e c’era un apposito sistema di raffreddamento per smaltire il calore. Per la verità io non sono in grado d’addentrarmi in dati tecnici, ma è certo che in questa macchina fosse privilegiato l’aspetto della velocità del calcolo, rispetto alla capacità di input/output. Leggi ancora...Tag: Olivetti, EleA, Adriano Olivetti, mario Tchou, Ettore Sottsass, ELEA 9003: storia di una sfida industriale, Franco Filippazzi, Laboratorio Ricerche Elettroniche di Pisa
25/02/10 18:37 archiviato in:
• alfredoQuello immediatamente successivo alla guerra fu un periodo di continui assestamenti e rivoluzionamenti dei campionati, alla ricerca di una formula soddisfacente che verrà trovata solo nel 1958. Quasi ogni anno c’era una novità: dilatazioni e contrazioni degli organici delle varie categorie erano all’ordine del giorno e le società interessate dovevano essere sempre pronte a reagire se non volevano trovarsi nei guai.
In netto contrasto con l’odierno immobilismo, dove, senza il placet delle pay tv, e per un gioco incrociato di veti, è praticamente impossibile ridurre il faraonico organico dei campionati di A e di B, negli anni ’40 e ’50 la Federazione era molto più “decisionista” e, libera da grossi condizionamenti che non fossero quelli degli interessi privati dei grandi club, gli stravolgimenti degli assetti erano all’ordine del giorno. Di una di queste “rivoluzioni” rimarrà vittima tra qualche anno anche lo Spezia, dopo il tracollo finanziario del 1951. Se infatti nel ’52 non fosse sfortunatamente scattata la riforma della serie C, trasformata sperimentalmente per qualche anno a girone unico nazionale, lo Spezia molto probabilmente sarebbe riuscito ad assestarsi tranquillamente in quella categoria e, una volta risanato il suo bilancio, avrebbe potuto presto ritentare la riconquista di un posto in B, senza dover ricominciare dalla Promozione Ligure. Ma tant’è...... come suol dirsi, del senno del poi son piene le fossa.
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