6. Il campionato 1923/24
24/09/09 19:22 archiviato in:
• alfredoIl campionato che iniziò nel 1923, se vogliamo per un momento astrarci dal piccolo provincialismo del calcio nostrano, fu caratterizzato dal primo vero scandalo del calcio italiano, il “caso Rosetta”, indice che qualcosa stava cambiando e all’originario dilettantismo si stava sostituendo una sorta di professionismo strisciante. Virgilio Rosetta, terzino destro della Pro Vercelli e della Nazionale, era l’incarnazione del perfetto difensore, lucido, freddo, preciso e razionale. Al termine del campionato ‘22/’23 cominciarono a spargersi le prime voci, in seguito confermate, della sua defezione per approdare alla corte Juventina di Giovanni Agnelli, che gli aveva assicurato uno stipendio fisso e continuativo di adeguato “spessore” (a quel tempo ai giocatori era pagato solo un generico “rimborso spese” e una saltuaria “indennità di mancato lavoro”).
Visto che Rosetta era una sorta di “bandiera” del calcio locale, a Vercelli scoppiò la rivoluzione che il sindaco e il presidente della società Bonzino riuscirono a stento a sedare. Della cosa, su denunzia della Pro Vercelli, fu investito il Consiglio Federale che, a campionato ormai iniziato, deliberò di annullare il trasferimento e di dare perse alla Juventus tutte le partite in cui Rosetta era stato schierato.
Ma proprio mentre sembrava che la questione stesse ormai prendendo una piega traumatica, arrivò il clamoroso voltafaccia della società vercellese, agevolato e lubrificato da un generoso assegno da 50mila lire firmato da Agnelli (che all’epoca era tanta, anzi, tantissima roba), con cui la faccenda fu sistemata: la Pro Vercelli comunicò alla Federazione il suo assenso al trasferimento e la denunzia fu ritirata.
Per quanto riguarda il calcio sprugolino è da annotare l’avvento alla presidenza di Giulio Ceretti che confermò Viola nel ruolo di alleatore/capitano/giocatore e procurò l’arrivo del difensore Tognotti, dei centrocampisti Riccobaldi e Meoni e del giovane portiere Bartolozzi. In compenso se ne andarono due pezzi pregiati, Calzolari e Cassanelli.
Il girone era assai difficile: la presenza di Bologna, Torino, Pro Vercelli, Milan, A.Doria e Legnano lo rendevano quasi impossibile. In trasferta la squadra non batteva chiodo e le uniche vittorie vennero sul campo della derelitta Novese, condannata a retrocedere, e a Ferrara, contro la Spal, dove un goal di testa di Gallotti a inizio partita fu difeso strenuamente sino al triplice fischio. Poi, al grido di “ladri.. ladri” scattò caccia all’uomo da parte del pubblico romagnolo. Narrano le antiche cronache che, dopo un lungo assedio negli spogliatoi, gli aquilotti furono imbarcati su due auto, ancora in divisa da gioco e senza essersi potuti fare la doccia, per essere trasportati alla stazione di..... Bologna! Una delle auto, per sfuggire all’inseguimento dei tifosi inferociti, vi arrivò priva di parafanghi. Insomma: il tifo, quello violento, stava prendendo piede e queste scene da Far-West diventeranno sempre più frequenti nelle cronache calcistiche.
Al Picco (ritrovato dopo la lunghissima squalifica dell’anno prima) le cose andarono decisamente meglio e non mancò qualche grossa soddisfazione: vittoria (2-1) sul Milan e sulla A. Doria (1-0), e sopratutto la vittoria per 1-0 sul Torino, alla penultima di campionato, che tolse definitivamente ai granata la speranza di raggiungere la capolista Bologna, vincitrice del girone. Contro il Toro scesero in campo:
Spezia: Latella; Semelli, Tognotti II; Rossetti I, Viola, Conenna; Alberti, Canavesi, Venzano, Rossetti II, Amadesi.
Torino: Terzi, Morando II, Martin II; Speronei, Janni, Aliberti; Calvi, Schoenfeld, Martin I, Mosso, Falchi.
Arbitro: Pierallini di Modena
Rete: 28’ Canavesi (Sp)
Questa prestigiosa vittoria tuttavia fu anullata successivamente da una sentenza della Commissione Disciplinare, in base all’art. 15 del regolamento del tempo, ossia “avendo il pubblico spezzino mantenuto par tutta la partita un atteggiamento fortemente intimidatorio e antisportivo verso la squadra ospite” (!!!). La partita fu così data vinta a tavolino al Torino, ma non gli servì a niente in quanto il Bologna, avendo a sua volta vinto la trasferta di Verona riuscì a mantenere il suo esiguo vantaggio sui granata, vincendo alla fine il girone.
Gli aquilotti invece furono solo penultimi in classifica e, per la regolamentazione dell’epoca, costretti a disputare una serie di incontri di qualifica (spareggio) per potersi mantenere in categoria. Gli avversari erano la Fratellanza Sestrese, il Novara e la Fiumana che furono, per fortuna, agevolmente superati.
Tanto per rimarcare e sottolineare come già in questi tempi pionieristici le disponibilità finanziarie tra le varie società della stessa categoria fossero cospicue e squilibrassero notevolmente il campionato, vale la pena ricordare come al termine di questa travagliata stagione, quando la società aquilotta rese pubblico il suo bilancio, destò scandalo in città il fatto che si fosse creato un disavanzo di ben......... 1500 (millecinquecento) lire, che i 15 soci dovettero ripianare di tasca loro (100 lire a testa, oltre all’annuale quota sociale). Queste 1500 lirette di “rosso” in bilancio, se paragonate all’assegno che qualche mese prima Giovanni Agnelli aveva allungato alla Pro Vercelli per risolvere la questione “Rosetta”, mettono a nudo la differenza di potenziale fra queste società e il “povero” Spesa, privo persino di santi in paradiso che gli facessero risparmiare l’annullamento della sacrosanta vittoria interna contro il Torino.
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