12.1939/40 Una promozione fortunosa
17/01/10 10:25 archiviato in:
• alfredoQuella che lo Spezia ritrovò dopo quattro anni era una serie C molto diversa da quella del ’35. I gironi non erano più solo quattro, ma ben otto. Questo significava che, fermo restando le quattro promozioni in B, non sarebbe più stato sufficiente vincere il proprio girone per accedere all’agognata meta, ma si sarebbe dovuto affrontare un ulteriore girone di qualificazione (leggasi: spareggio). Tutto ciò rendeva più duro e difficile il cammino per il ritorno in B. Rossetti abbandonò l’attività, come aveva già fatto capire da tempo. Non si può dire che la sua annata fosse stata deficitaria (come giocatore, non certo come tecnico....): 26 partite giocate e 9 reti segnate erano un bottino più che soddisfacente per il vecchio bomber. Solo il giovane Diotallevi, con le sue 24 marcature (che gli avevano fatto guadagnare una chiamata nella Nazionale Cadetti), aveva fatto meglio. Da parte sua Giulio Cappelli (22 presenze con 3 goal) andò a finire la carriera nelle fila della Massese. Successivamente, negli anni ’50 e ’60, intraprese una brillante carriera di allenatore, in B e sopratutto in A, e dopo ancora quella di procuratore.
Intanto il Consiglio Direttivo aveva riconfermato alla presidenza Giobatta Bibolini, coadiuvato da Spartaco Sassano in qualità di vice. Bibolini, conscio degli errori dell’anno precedente, questa volta mise la testa a partito e ingaggiò subito come allenatore il biondo ungherese Janos Nekadoma, ex giocatore della Fiorentina, uomo di vasta competenza e di poche, anzi pochissime parole. Il pubblico, inferocito dall’esito del campionato precedente, lo avrebbe voluto già “far fuori” dopo sei giornate di campionato, ma lui resterà, impassibile alle critiche. Anzi, per dirla tutta, Nekadoma del pubblico e delle sue nevrastenie se ne infischiò bellamente, conscio che l’unico suo referente era il presidente Bibolini, e alla fine dimostrerà a tutti di aver avuto ragione, regalando agli spezzini il più grande dei regali: la promozione.
Per quanto riguarda la campagna aquisti e cessioni, Bibolini, memore degli errori compiuti l’anno precedente, si mosse con molta prudenza. Oltre a Rossetti e Cappelli, anche Cattaneo, appena si rese conto che anche Nekadoma gli avrebbe preferito Borrini, se ne andò sbattendo la porta. Il vecchio leone di tante battaglie proprio non riusciva a vedersi nei panni della riserva. D’altra parte, Nekadoma era ungherese e come tale, “metodista” convinto. Per lui il giocatore che portava il numero 5 sulla schiena, più che da difensore, doveva agire da regista arretrato, e in tal senso non c’era dubbio che Borrini era molto più indicato del “rude” Cattaneo. Gli arrivi furono veramente minimi: il centrocampista Sardi dalla Falk di Sesto San Giovanni, la giovane punta Conti dal Palermo e poi Buscaglione e Orioli dalle giovanili della società. Cellerino fu ceduto alla Novese, Dante al Cuneo e Salvietti andò in prestito alla Sarzanese. Tutto qui. Il malumore della tifoseria era alle stelle. Dopo una retrocessione come quella dell’anno precedente, non c’era spazio per la tristezza e la malinconia, ma solo per tanta tanta rabbia verso società, tecnici e giocatori. Gli acquisti di pochi semisconosciuti non poteva certamente risollevare il morale: si cominciava nel peggiore dei modi.
Nel frattempo gli eventi in campo internazionale stavano precipitando. I lettori si chiederanno: ma perchè ci sfinisci con questi continui richiami di storia? Cosa c’entrano con il calcio e con lo Spezia? Il fatto è che non ha molto senso fare un mero riassunto degli avvenimenti di un certo campionato, senza riferirsi a quello che stava succedendo intorno, e a quello che passava per la mente a chi si recava alla partita domenicale. Anche perchè, come vedremo, questi avvenimenti avranno profonde ripercussioni sullo Spezia e su tutto il mondo del calcio.
L’1 settembre 1939 Hitler, dopo essersi assicurata la connivenza dell’URSS (patti Ribbentrop-Molotov del 23 giugno), ordinava l’invasione della Polonia. Immediatamente Francia e Inghilterra onorarono la loro alleanza con i polacchi e dichiararono guerra alla Germania. L’incendio era stato appiccato, anche se non era ancora mondiale. Anzi, inizialmente sembrava molto circoscritto. Gli Inglesi si limitarono a inviare un esercito in appoggio alla Francia, mentre i Francesi rimasero acquattati dietro la loro linea Maginot, ritenuta inattaccabile, senza sparare un solo colpo di fucile. Hitler, da parte sua, per il momento pensò solo alla Polonia, sperando che una rapida fine delle operazioni sul fronte orientale, avrebbe indotto Inglesi e Francesi a più miti consigli, senza bisogno di spargere altro sangue. E il Duce? Mussolini, convinto (chissà perchè) che la guerra sarebbe durata solo poche settimane, o al massimo, pochi mesi, non vedeva l’ora di gettarsi nella mischia al fianco dell’”alleato germanico”. Ma, per fortuna, ne fu al momento dissuaso dai suoi capi militari. L’Esercito, nella guerra d’Etiopia, aveva sperperato buona parte delle sue riserve logistiche. Inoltre aveva ancora in dotazione i fucili e i cannoni della 1^ Guerra Mondiale che potevano anche andar bene contro gli abissini, ma certo non contro francesi e inglesi. Alla domanda su quando sarebbe stato pronto a combattere, la risposta fu imbarazzante: non prima del 1951....... Anche la Marina, la più moderna ed efficace delle tre Forze Armate, aveva i suoi problemi. Secondo gli ammiragli, per poter combattere contro la flotta francese e quella inglese, bisognava attendere almeno che entrassero in linea le quattro nuove e moderne corazzate la cui costruzione era stata decisa anni prima: La Littorio e la Vittorio Veneto erano in fase avanzata di allestimento e sarebbero state pronte a fine 1940. La Roma era stata da poco impostata sugli scali e la quarta, l’Impero, neppure impostata. Quando sarebbe stata “pronta” la Marina? Al più presto nel 1945. Alla fine, un inviperito Mussolini dovette arrendersi all’evidenza e dichiarare una sorta di neutralità armata, che chiamò “non belligeranza”. La speranza degli italani era che la guerra finisse al più presto, prima che al Duce saltasse in testa qualche idea balzana.
Oltre alle grevi notizie provenienti dall’estero, gli spezzini non furono certo allietati dall’inizio dell’attività calcistica. A fine agosto ci fu un’amichevole contro il Genoa (2-1 per i grifoni) nel corso della quale il pubblico del Picco potè ammirare ancora una volta l’eleganza di Gigi Scarabello. Poi fu subito “calcio che conta”: il 3 settembre iniziò la Coppa Italia e gli aquilotti furono di scena a Pontedera contro un’avversaria che avrebbero poi ritrovato anche in campionato. Lo Spezia infatti era stato inserito nel girone tosco-emiliano. Nekadoma preferì tenere a riposo la punta Diotallevi in quanto ancora fuori condizione e fece esordire in attacco un ragazzino neppure 17enne, tale Bilancini, che avrà poi modo di affermarsi con miglior fortuna una decina di anni dopo. Lo Spezia scese in campo con: Camerario; Zappelli, Santillo II; Langella, Borrini, Meregalli; Bertoncini, Rallo, Bilancini, Di Santo, Volpi. La partita si chiuse in soli quattro minuti: al 15’ il “ragazzino” Bilancini portò in vantaggio lo Spezia, ma poi tra il 16’ e il 19’, il Pontedera ribaltò il punteggio: Spezia fuori dalla Coppa.
Per lavori al terreno di gioco la società aveva chiesto di giocare in campo esterno i primi tre turni di campionato, per cui, dopo l’esordio a Carpi (1-1), lo Spezia si recò a Forlimpopoli, dove riuscì a strappare un’altro pareggio (2-2). Al terzo turno poi, grave sconfitta sul campo dello sconosciuto Signa (0-3), che fece ulteriormente inferocire il pubblico (che sembrava non attendesse altro per far esplodere la contestazione).
Il primo colpaccio lo Spezia lo mise a segno alla settima di campionato, battendo nettamente al Picco la capolista Prato. Questo il tabellino:
Spezia: Camerario; Zappelli, Santillo II; Meregalli, Borrini, Rallo; Bertoncini, Conti, Diotallevi, Ferrari, Zuliani.
Prato: Paolini; Pantani, Buzzegoli; Pucci, Nelli, Casarini; Spagnoli, Raccis, Rambaldi, Chiavacci, Dalfin.
Arbitro: Limido di Milano
Reti: 42’ Diotallevi (Sp), 85’ Conti (Sp)
Ma questa prodezza non migliorava più di tanto la posizione di classifica dello Spezia, visto che in un continuo susseguirsi di alti e bassi, dovette poi subire un netto 0-2 sempre al Picco da parte di un’altra delle favorite del torneo, il Forlì, tra le cui fila giocava un certo Edmondo Fabbri che acquisirà gran fama di allenatore nel dopoguerra, portando il Mantova dalla C alla A e allo scudetto il Bologna (1964). Assurse poi per breve tempo alla carica di CT della Nazionale, ma ai mondiali inglesi del ’66, la sfortunata e beffarda sconfitta contro i Nord Coreani troncò brutalmente la sua carriera.
Venne poi l’ulteriore sconfitta interna contro la Spal e il beffardo pareggio (sempre al Picco) contro il Cecina. Quei pochi che venivano allo stadio erano furibondi e inveivano contro tutto e tutti: dirigenti, allenatore e giocatori. Ma Nekadoma se ne infischiava e andava dritto per la sua strada, convinto che fosse l’unica vincente. Alla fine del girone di andata erano ben otto i punti che separavano gli aquilotti dal Prato, senza contare che anche squadre come Forlì e Ravenna stavano andando fortissimo e ponevano seriamente la loro candidatura alla vittoria finale.
Ma il calcio è uno sport strano. Accade che una squadra giochi magnificamente e poi, all’improvviso, magari dopo una sosta del campionato, tutto cambi e perda da un momento all’altro la condizione e il bandolo della matassa. Viceversa, talvolta accade anche che una squadra che fatica a mettere insieme tre passaggi consecutivi, altrettanto improvvisamente ritrovi il suo gioco e tutto gli diventi improvvisamente facile. Fu esattamente quello che accadde allo Spezia di quell’anno. Proprio quando nessuno era più disposto a scommettere un soldo bucato sulla sua promozione, proprio dall’inizio del girone di ritorno, cominciò a macinare gioco e risultati: fu una lunghissima rincorsa premiata infine dalla vittoria. Ovviamente anche le altre ci misero del loro. Il Prato iniziò a perdere colpi su colpi e la mazzata finale gli arrivò proprio nel confronto interno con lo Spezia, che in quella occasione si schierò con: Camerario; Zappelli, Farina (rispolverato dopo due anni); Morosi, Borrini, Meregalli; Englaro, Rallo, Diotallevi, Ferrari, Zuliani. Al 25’ Englaro la mise dentro e per i lanieri fu notte fonda. Mister Nekadoma ridacchiava sotto i baffi (che non aveva) e ogni volta che entrava al Picco osservava con soddisfazione il pubblico crescere sulle gradinate e smettere le contestazioni.
La svolta decisiva si ebbe al Picco il 28 aprile 1940, contro il Ravenna, che si giocava il tutto per tutto. Stadio finalmente gremito, che andò letteralmente in visibilio mettendo a repentaglio la solidità della gradinata quando, verso la fine del primo tempo, il bomber Diotallevi incornò un cross con potenza spaventosa, infilando il pallone proprio nel sette, dove il portiere non poteva davvero arrivare. Era il primato in classifica, e da lì alla fine furono tutte vittorie: 1-0 a Cecina, 3-0 alla Carrarese al Picco e, infine, 1-0 a Pistoia.
Fu una grande, grandissima impresa, inimmaginabile a dicembre, il cui merito deve essere attribuito innanzitutto a Nekadoma, ma poi anche al carattere e all’attaccamento alla maglia dei giocatori, che non si eran dati mai per vinti, nonostante i fischi, neppure quando erano staccati di 8 punti. Due punti dietro gli aquilotti finì il Forlì, e poi Ravenna e Prato.
Purtroppo non era finita. Per arrivare in B bisognava superare le qualificazioni con le vincenti degli altri sette gironi (Vicenza, Reggiana, Varese, Savona, Macerata, Mater Roma e Taranto). Lo Spezia fu inserito in un girone con Reggiana, Savona e Taranto. Dopo un mini torneo all’italiana, le prime due classificate di ciascun girone sarebbero state promosse.
Nel frattempo, dopo che si erano già giocati i primi due turni del torneo di qualificazione, il 10 giugno l’Italia era entrata in guerra. Mussolini, impaziente di menare le mani e sicuro che, dopo l’avvenuta invasione della Francia da parte delle forze tedesche, la guerra fosse ormai agli sgoccioli, incurante delle preoccupazioni dei capi militari, dichiarò guerra a Francia e Inghilterra. Molte classi di riservisti furono richiamate alle armi con cartolina-precetto e tra questi anche alcuni aquilotti, tutti titolari. Ma più o meno la stessa cosa era accaduta anche alle altre società calcistiche: era il tributo che il mondo del calcio doveva pagare alla guerra in corso.
L’esordio fu brillantissimo. Il 2 giugno al Picco la Reggiana venne distrutta da tre goal di Diotallevi (2) e (addiritura) di Farina. Pareva fatta. La domenica dopo, alla vigilia della dichiarazione di guerra, si ottenne un ottimo pareggio in quel di Savona (0-0), e il 16 giugno, con una squadra ormai decimata dai richiami alle armi, si strappò un pareggio anche a Taranto con questa formazione: Camerario; Farina, Zappelli; Curotto, Barbieri, Donati; Morosi, Santillo II, Ferrari, Volpi. Il tifoso spezzino era soddisfatto: i campi del sud, si sa, sono surriscaldati e un pareggio andava benissimo. Ma purtroppo i tifosi non si erano resi conto che il Taranto era la squadra-materasso del girone. Su quel campo ci vinsero poi facilmente sia Savona che Reggiana, e in definitiva quel pareggio fu un punto perso. Poi a Reggio fu una dura sconfitta, dove i granata ci resero con gli interessi i 3 goal subiti al Picco (1-4). Ma il passo falso decisivo lo Spezia lo compì domenica 30 giugno. Arrivava il Savona ed era praticamente uno spareggio promozione. Lo Spezia schierava: Camerario; Farina, Zappelli; Curotto, Meregalli, Morosi; Englaro, Rallo, Diotallevi, Ferrari, Zuliani. Il Savona rispondeva con: Caburri; Cozzi, Villa; Sandroni, Gallino, Argenti; Piana, Buggi, Vaschetto, Borel I, Gè. Arbitrava Scorzoni di Bologna. Fu una doppia beffa. Prima, quando si era ancora sull’ 1-1, l’arbitro non vide un netto e regolarissimo goal di Diotallevi, con la palla entrata in porta di almeno un metro, poi, dopo che Rallo aveva portato gli aquilotti sul 2-1, giusto al 90’ arrivò il pareggio di Borel I, in mischia. Dopo un campionato “miracoloso”, la frittata era servita.
Immediato fu il ricorso alla Figc dello Spezia, corroborato anche dalle dichiarazioni dei 200 tifosi savonesi presenti, che non ebbero difficoltà ad ammettere che sul goal non concesso a Diotallevi il pallone era entrato nettamente in porta. Ma a quel punto la situazione era tragica: la domenica successiva erano previste Savona-Reggiana e Spezia-Taranto, con questa situazione di classifica: Reggiana pt.8, Savona pt.6, Spezia pt.5, Taranto pt.1. A parità di punti valeva il quoziete reti (quoziente, non differenza....). Nei bar e nei negozi di barbiere i tifosi si rimisero a fare calcoli, per accorgersi, desolatamente, che, dando per scontato che Savona e Reggiana non si sarebbero fatte del male nello scontro diretto, per qualificarsi contro il Savona sarebbe stato necessario battere il Taranto per...... 11-0!!! Gli aquilotti ci provarono, ma alla fine lo score fu “soltanto” di 9-0. E visto che tra Reggiana e Savona, come ampiamente preventivato, era finita 0-0, ciò significava un altro anno in C.
L’unica, molto tenue, speranza era l’accoglimento del ricorso, che avrebbe permesso la ripetizione di Spezia-Savona. Ma la Federazione, dopo lunga meditazione, fu inflessibile, confermando il risultato acquisito sul campo. Però, nella stessa delibera con cui si respingeva il ricorso, l’ultimo paragrafo era una vera e propria “bomba” che proiettava nuovamente l’A.C. Spezia nel “calcio che conta”:
“L’Associazione Calcio Palermo viene esclusa dal campionato di serie B per non aver soddisfatto in misura rilevante i propri impegni di carattere economico, malgrado i ripetuti avvertimenti e diffide e perchè non offre elemento alcuno di garanzia sul mantenimento degli stessi in avvenire. In luogo del Palermo viene ammessa a partecipare al campionato di serie B, l’Associazione Calcio Spezia, squadra meglio classificata fra quelle non promosse che hanno partecipato alle finali di serie C 1939/40.”
Tutto è bene quel che finisce bene. L’esclusione del Palermo aveva salvato un’annata iniziata male, ma poi trasformatasi in un vittorioso galoppo finale che sarebbe stato veramente ingiusto vanificare a causa di un goal netto e indiscutibile, ma non visto dall’arbitro (ma i guardialinee cosa ci stavano a fare a quei tempi?).
Le promosse in B furono quindi, oltre a Reggiana, Savona e Spezia, anche Vicenza e Macerata, vincitrici dell’altro girone. Dalla B, oltre all’escluso Palermo, retrocessero in C Molinella, Vigevano, Sanremese e Catania, mentre erano state promosse in serie A Atalanta e Livorno (il pendolamento degli amaranto continuava.....). Lo scudetto era andato all’Ambrosiana-Inter, mentre retrocedevano in B Liguria e Modena. Bibolini poteva tirare un sospiro di sollievo.Tag: Alfredo Liberi, Annali bianconeri, Spezia calcio, Storia del calcio