16.1944: Il Campionato di Guerra dell’Alta Italia

mario

(Mario Tommaseo riceve la maglia dello scudetto...foto archivio Cds)

In assenza di campionati regolari, la Federazione autorizzò le sue sezioni regionali ad organizzare tornei locali. Al centro sud ebbero infatti luogo tornei in Puglia (vinto dal Bari) e nel Lazio (vinto dalla Roma). Al centro nord si diedero da fare la sezione lombarda e quella emiliana.
Vista la situazione che al momento sembrava abbastanza tranquilla, la Figc, nella primavera del 1944, decise di dare il via ad un torneo a più largo respiro, detto Campionato di Guerra dell’Alta Italia (C.A.I.) che fosse aperto alla partecipazione di tutte quelle squadre, a prescindere dalla categoria di appartenenza, che disponessero ancora di un organico sufficiente e di un terreno di gioco agibile. In vista di questo torneo Giacomo Semorile, unico dirigente rimasto dello Spezia (il resto della società si era disperso in attesa della ripresa ufficiale dell’attività, prese contatti con l’ing. Gandino, comandante dei Vigili del Fuoco, che aveva recentemente messo in attività il G.S. 42° Gruppo Vigili del Fuoco, raggiungendo con lui un accordo: lo Spezia avrebbe ceduto ai Vigili il patrimonio atletico ancora disponibile (molti giocatori si erano intanto dispersi al di quà e al di là della Linea Gotica), i quali si impegnavano a restituirlo al termine del torneo, compresi i giocatori nel frattempo ingaggiati da Gandino. Barbieri rimane allenatore e suggerisce subito l’ingaggio di Gramaglia del Napoli, Angelini e Tori del Livorno, Viani e Tavoletti del Genoa e Medicina del Liguria.
Ben inteso: non è che improvvisamente erano piovuti milioni nelle casse sociali. Tutti questi giocatori da serie A erano momentaneamente liberi per lo scioglimento delle rispettive squadre. All’appello mancavano tra gli altri “vecchi” aquilotti Costanzo e Castigliano finiti a Biella, Carapellese andato a Casale e Borra che, tornato a casa, indosserà la maglia della sua Pro Patria. Altrettanto a Romoli a Firenze e Isetto che, rimasto intrappolato a sud della Linea Gotica, si accaserà al Bari. Nel nuovo team confluirono anche alcuni elementi (ad esempio Sergio Persia, fratello di Wando) del Dopolavoro Dipendenti Municipali, anch’esso disciolto. La nuova squadra, così formata, costituiva quindi un complesso molto forte, anche a livello nazionale.
Da segnalare in questo periodo la morte del giovanissimo portiere dello Spezia Incerti, che stava dimostrando, nelle giovanili, di essere una vera e propria speranza del calcio nel suo ruolo, ucciso dai nazisti insieme a suo fratello, giocatore dei Dipendenti Municipali. La fusione con i VV.FF. era una mossa molto intelligente dei dirigenti dello Spezia, in quanto quel corpo era stato militarizzato fin dall’inizio della guerra, e i pompieri erano pertanto praticamente inamovibili dalla loro sede. Indossando i panni dei pompieri i giocatori spezzini evitarono così il rischio di essere altrimenti forzatamente mobilitati e spediti a combattere su altri fronti.
Nelle intenzioni della Federazione, analogo torneo avrebbe dovuto essere disputato anche al centro-sud, con una finale tra le due vincenti per l’assegnazione del titolo italiano. Quest’ultimo desiderio, a causa del progredire degli eventi bellici, rimase tuttavia nel libro dei sogni, anzi, fu un vero miracolo che si riuscisse a condurre in porto, in un modo o nell’altro, il torneo dell’Alta Italia (leggasi Repubblica di Salò).
L’organizzazione del torneo era basata su tanti gironi di 4 o 5 squadre su base provinciale e regionale. Le vincenti si sarebbero incontrate, nei turni successivi, con incontri ad eliminazione diretta, con le vincenti delle zone contigue. Le tre finaliste così ottenute avrebbero dato vita ad un minitorneo di finale, per l’aggiudicazione del titolo, da giocarsi a luglio all’Arena di Milano. Lo Spezia/ Vigili del Fuoco, unica squadra ligure ad essersi iscritta, fu inserita inizialmente in un girone emiliano, assieme a Parma, Suzzara, Busseto e Fidenza, che fu agevolmente vinto dalla squadra di Barbieri.
Il turno successivo prevedeva un girone a quattro composto da VV.FF. e Suzzara (1^ e 2^ classificate del girone precedente) e Modena e Carpi, rispettivamente 1^ e 2^ della zona contigua. L’impegno appariva decisamente più aspro, visto che il Modena era una buona squadra di serie A, e solo la prima classificata avrebbe avuto accesso alla fase successiva. Dopo aver facilmente battuto il Suzzara al Picco (2-0), i Vigili andarono a perdere a Carpi, compagine di serie C (1-2). Poi venne la partita pressocchè decisiva a Modena, il 18 maggio, dove sul campo i “canarini” prevalsero 2-1. Ma, subito dopo, il risultato ottenuto sul campo fu annullato dalla federazione e tramutato in un tondo 2-0 a favore della squadra spezzina, avendo il Modena utilizzato in quella partita un giocatore irregolarmente tesserato. Ironia della sorte, quel giocatore era proprio Evaristo Malavasi che qualche anno dopo indossò (a lungo) la maglia dello Spezia. Tre giorni dopo, i VV.FF. sbancarono il campo di Suzzara per 5-2. Le ultime due partite, contro il Carpi e Il Modena, avrebbero dovuto essere giocate al Picco, ma nessuna delle due potè svolgersi per forfait dell’avversario dovuto a vicende belliche (impraticabilità delle strade, combattimenti in corso etc etc.).
I VV.FF. passarono così al terzo turno, e lì francamente il loro percorso sembrava veramente aver raggiunto il capolinea in quanto bisognava battere, in gare d’andata e ritorno, il Bologna, sesto classificato nell’ultimo torneo di A che, nonostante l’organico striminzito, annoverava tra le proprie fila veri campioni come Pucci, Marchi, Sansone e Biavati (famoso per il suo “doppio passo” che sbilanciava spesso i difensori suoi custodi). La partita di andata fu giocata l’11 giugno, a Bologna, di fronte ad un discreto pubblico. Il Bologna si presentava con: Vanz; Zerbini, Cacciari; Pucci, Marchi, Benfenati; Maini, Biavati, Busoni, Sansone, Guacci. I Vigili del Fuoco risposero con; Bani, S. Persia, Borrini; Amenta, Rossi, Scarpato; Rostagno, Viani, Angelini, Tori, Costa.
La strategia di Barbieri non poteva essere che una: difesa molto accorta e tentativi di segnare in contropiede. Il Bologna attaccava, anche se in modo non troppo lucido. Lo Spezia (pardon: i VV.FF....) si difendevano e tentavano di colpire in contropiede. Nel seondo tempo l’atmosfera si surriscaldò molto presto e già al 67’ le cose si misero male: Viani atterrò malamente il bolognese Marchi. Ne sortì una zuffa che l’arbitro Poggipollini di Ferrara riuscì a sedare salomonicamente espellendo sia il centravanti spezzino Angelini che il terzino bolognese Zerbini. Ma il peggio arrivò al 79’, quando su passaggio di Viani, Rostagno (giudicato dai presenti in netta posizione di fuori giorco), insaccò alle spalle di Vanz, rimasto immobile perchè convinto della posizione irregolare dello spezzino. Inutili furono le veementi proteste dei bolognesi: l’arbitro dichiarò di essere stato in posizione ottimale e di aver visto benissimo che la posizione di Rostagno era regolare. Anche il guardalinee confermò: 1-0 per lo Spezia (pardon: per i VV.FF.) e palla al centro. A questo punto scoppiarono veri e propri disordini sugli spalti. Il guardalinee, reo di aver dato ragione all’arbitro, fu fatto segno al lancio di diversi oggetti contundenti e fu colpito due o tre volte, finchè, all’81’, si ritirò negli spogliatoi. L’arbitro a quel punto dichiarava conclusa la gara (per incidenti) e assegnava partita vinta allo Spezia (pardon, ai Vigili del Fuoco) per 0-2. La cosa non finiva lì, perchè gli incidenti continuavano sugli spalti e potevano essere sedati dalla Milizia solo sparando alcune raffiche di mitra in aria (quelli erano i tempi......).
Ciò nonostante i bolognesi confidavano ancora nel passaggio del turno. Infatti il Picco, a causa di altri bombardamenti, era stato nuovamente dichiarato inagibile e la partita di ritorno si sarebbe dovuta disputare nella vicina Carpi, a non molti chilometri da Bologna. Ma a quel punto intervenne il presidente Dall’Ara, cui è oggi dedicato lo stadio, che per protesta per quanto avvenuto nella partita di andata, decise di non presentare in campo la squadra.
I Vigili del Fuoco passarono quindi (miracolosamente) il turno. Ma prima di approdare alle finali di Milano bisognava affrontare un ultimo ostacolo: un “triangolare” contro le due vincenti delle zone toscane, la Lucchese e il Montecatini, da giocarsi allo Stadio dei Marmi di Carrara. Ma ormai le possibilità di spostamento erano ridotte al lumicino: nè Lucchese nè Montecatini riuscirono a presentarsi a Carrara e furono costrette a dare forfait. I VV.FF. furono così ammessi a disputare la finalissima, contro Venezia e Torino, all’Arena di Milano, per raggiungere la quale dovettero approfittare di un passaggio offerto da un camion che doveva trasportare a Milano alcune masserizie. Quelli erano i tempi, e ricordiamocelo sempre......
Si cominciò il 9 luglio contro il Venezia, che scese in campo con: Valsecchi; Tortora, Ballarin (poi famoso terzino destro del Torino); Linzi, Arienti, Rallo (nostro ex di qualche anno prima); Alberti, Novello, Astorri, Petron, Trentin. Barbiero rispose con: Bani; Persia S., Borrini; Amenta, Gramaglia, Scarpato; Rostagno, Tommaseo, Angelini, Tori, Costa. Arbitro Carpani di Milano. La partita terminò con un giusto 1-1: vantaggio spezzino di Tori al 31’ e pareggio di Astorri per i neroverdi a metà della ripresa.
Poi si trattò di incontrare il Torino campione d’Italia e, ragionevolmente, l’avventura avrebbe dovuto onorevolmente chiudersi lì. Com’era possibile immaginare che i nostri eroi potessero spuntarla contro autentici grandi campioni del calibro di Loik, Gabetto, Silvio Piola e Mazzola? Barbieri mandò in campo lo stesso undici di sette giorni prima. Probabilmente sul camion che trasportava le masserizie a Milano avevano potuto prender posto solo undici giocatori......
Per la cronaca della partita lascio la parola al cronista de “La Stampa” che così la descrisse e commentò:

LO SPEZIA BATTE IL TORINO (2-1)
Ponendo un’impensata candidatura al titolo
Milano, 17 luglio
Sovvertendo tutti i pronostici, anche i più benigni e causando un notevole stupore nei tecnici e negli appassionati, la squadra di Barbieri ha battuto i Campioni d’Italia. Il clamoroso successo, mentre farà del tutto ricredere gli scettici, riconferma per i Vigili del Fuoco di La Spezia quel sacrosanto diritto alle finali che la stampa sportiva avrebbe voluto larvatamente non riconoscergli avendo l’aria di considerare lo Spezia come la squadretta ammessa nel consesso degli assi, all’ultimo momento, così da far numero, proprio perchè non se ne poteva fare a meno.
E veniamo alla partita.
Con un gioco ben manovrato il Torino aveva iniziato brillantemente la partita e dimostrava di trovarsi in felice giornata, ma aveva nello Spezia un degno avversario. Il successo, che lo proclama quasi sicuramente Campione d’Italia, è meritato. E’ un successo che premia il sacrificio di undici bravi giocatori e del non meno bravo allenatore Barbieri.
Controllati nei movimenti fin dall’inizio, i granata pur dando spettacolo di bel gioco non sono riusciti ad impegnare seriamente Bani. Tuttavia il portiere spezzino operava alcune brillanti parate, la prima su tiro di Mazzola all’11’, e la seconda su tiro di Piola eseguito da pochi metri al 24’. Lo Spezia era il primo a portarsi in vantaggio su rimessa laterale eseguita da Costa. La palla perveniva ad Angelini che, sfuggito al controllo di Ellena, poteva aggiustarsi comodamente la palla e far partire un tiro molto preciso. Griffanti era battuto. I campioni d’Italia tuttavia non accusavano il colpo e contrattaccavano nel migliore dei modi.
Mazzola e Piola imbastivano azioni su azioni, ma il pareggio tardava a venire. Soltanto al 31’ Ossola perveniva al pareggio sfruttando un calcio di punizione. Contro un Torino lanciatissimo la compagine dello Spezia metteva in evidenza i pregi della sua difesa. Attento e sicuro il portiere, decisi colpitori i terzini, una mediana duttile nel gioco di offesa e di difesa ed un quintetto di punta sbrigativo che portava ben presto la squadra all’attacco. Dopo aver subito senza conseguenze cinque calci d’angolo, lo Spezia coglieva con Costa la traversa, in seguito ad un fallo di Cassano. Erano ancora le maglie bianche spezzine che tornavano all’offensiva e sottoponevano la difesa granata ad un duro lavoro di arginamento. In questo periodo lo Spezia coglieva il punto che doveva risultare quello della vittoria. Il tempo era scaduto da mezzo minuto quando una azione Costa – Angelini metteva in subbuglio tutta la difesa ganata. La palla perveniva ad Angelini che segnava con un tiro a mezza altezza da una ventina di metri.
La ripresa era tutta di colore granata: attacchi continui, serrati, puntigliosi e volitivi ma la difesa calma dei bianchi sventava l’offensiva continua dei campioni.
Avvicinandosi la fine, il Torino era sempre all’attacco dominando su tutta la linea, mentre il gioco spezzino si andava facendo ostruzionistico. Ad un minuto dalla fine si aveva l’impressione che i granata raggiungessero il pareggio, ma il tiro di Mazzola, sferrato all’altezza dell’area di rigore, era respinto dal palo.
V.F. Spezia: Bani; S. Persia, Borrini; Amenta, Gramaglia, Scarpato; Rostagno, Tommaseo, Angelini, Tori, Costa.
Torino: Griffanti; Piacentini, Cassano; Loik, Ellena, Gallea; Ossola, Piola, Gabetto, Mazzola, Ferraris.
Arbitro: Cipriani di Milano
Reti: 17’ Angelini (Sp), 31’ Piola (To), 45’ Angelini (Sp)

Dopo la seconda giornata la classifica era la seguente: Vigili del Fuoco pt. 3, Venezia pt. 1, Torino pt. 0. Rimaneva da giocare Venezia-Torino. A quel punto i granata erano tagliati fuori dai giochi, mentre il Venezia avrebbe potuto vincere il torneo battendo i granata con almeno 2 goal di scarto. Ma i granata si comportarono molto sportivamente e sebbene non avessero più motivazioni si impegnarono e batterono 5-2 i veneti.
I VV.FF. vinsero così il titolo del Campionato di Guerra dell’Alta Italia, e nella prossima parte vedremo i riscontri, non tutti positivi, di questa vicenda. Il portiere Bani, messosi in grande evidenza nella partita contro il Torino, fu poi ingaggiato dai granata e fu per alcuni anni il vice di Bacigalupo.
Fu una grande vittoria, probabilmente la più grande della storia del calcio spezzino. Ma quanti spezzini ne ebbero notizia e quanti ebbero voglia di gioirne? La città stava attraversando il periodo più cupo della sua storia. I bombardamenti notturni la stavano mettendo in ginocchio. Buona parte della popolazione era “sfollata” (com’era usuale dire) nei centri limitrofi, Lerici, Sarzana, Val di Magra e di Vara, e in città permaneva solo chi la mattina dopo doveva andare a lavorare. Di padri, fratelli, figli e parenti vari fatti prigionieri in Africa, in Russia e nei Balcani, non si avevano più notizie. Credo che gli spezzini avessero ben altro a cui pensare che alla vittoria milanese sul Torino.....