15.1942/43 Un campionato sotto le bombe

Quello 1941/42 era stato un ottimo campionato, anche se lo Spezia non si era mai trovato in condizione di lottare seriamente per la promozione, ma il presidente Perioli si apprestava a fare ancora meglio. Riconfermò subito Ottavio Barbieri, tecnico che non solo a Spezia fece benissimo, ma assurse anche ad una certa notorietà in ambito nazionale per il suo schema di gioco detto “mezzosistema alla Barbieri”. Purtroppo, e qui apro una parentesi, devo confessare la mia totale ignoranza su questo punto. So benissimo cos’era il Sistema (o WM), e so altrettanto bene cos’era il Metodo, ma in cosa consistesse il “mezzosistema” non ho la più pallida idea. Trovo scritto che il suo Spezia giocava con quattro mediani e che ciò fu ottenuto retrocedendo a mediano Scarpato, che in origine era nato come mezzala, ma cosa ciò significasse all’atto pratico non lo saprei assolutamente spiegare, anzi se qualche lettore di queste povere righe ne sapesse di più, sarei lieto di imparare. Barbieri aveva già sperimentato, senza molto successo, il suo mezzosistema nel Genoa, alla fine degli anni ’30, ma a Spezia finalmente le sue idee attecchirono, tant’è vero che, oltre ad un paio di ottimi campionati di B, riuscì anche a mettere a segno la vittoria nel cosidetto Campionato di Guerra nel 1944.
La campagna acquisti fu di alto profilo. Dall’Ambrosiana arrivò il difensore Poli, dal Pavia il portiere Scaglioni che sostituì Camerario ceduto al Liguria. Dal Livorno furono prelevati il terzino Del Buono e il giovane mediano Rossi B., e poi la mezzala Frigo dalla Fiorentina, Magrini dalla Triestina, l’altro mediano Coltella dalla Pro Vercelli e la punta Gordini dall’Ampelea (squadra veneta di serie C). Infine due prodotti dei vivai locali: Bragoni dall’OTO Melara e Bicchielli dalle giovanili della società. Ciliegina finale sulla torta di quell’anno fu il marò Riccardo Carapellese, di proprietà del Torino. Tutti quelli della mia età ricordano il nome di Carapellese pronunciato durante le mitiche radiocronache domenicali di Niccolò Carosio negli anni ‘50, prima ala sinistra del Torino e poi del Bologna. Tantissime le sue presenze in Nazionale (partecipò, tra l’altro, ai Mondiali del ’50 in Brasile e del ’54 in Svizzera) e numerosi i suoi goal in maglia azzurra. Quell’anno a Spezia il piccolo e giovanissimo Carapellese (21 anni), ancora immaturo, fu solo riserva e giocò in totale 22 partite (compresa la Coppa Italia) segnando 3 goal.
Ovviamente ci furono anche diverse partenze: il forte terzino Lovagnini fu ceduto al Livorno, il portiere Camerario al Liguria, Lucchese alla Sestrese, Morosi al Vigevano, Lippi tornò al suo Viareggio mentre l’ormai anziana ala sinistra Zuliani, dopo 7 campionati in maglia bianca, fu ceduto al Forte dei Marmi assieme a Sodini.
Lo Spezia di quell’anno era fortissimo, anzi, secondo me il più forte di sempre. Basti pensare alla possibilità di schierare in campo due futuri assi del calcio italiano e della Nazionale (Carapellese e Castigliano), affiancati a due punte come Costanzo e Giovanni Costa; per non parlare del valore di altri giocatori come Wando Persia, Borrini, Amenta, Scarpato e Borra.
Il campionato? A voler essere sintetici, si potrebbe riassumere in pochissime parole: girone di andata assolutamente favoloso (pensate che lo Spezia sino all’ottava giornata di quello di ritorno condusse solitario la classifica generale), e girone di ritorno decisamente mediocre, in un continuo calando di rendimento.
Si iniziò così così, il 4 ottobre, contro il Pisa che al Picco schierava: Merlo; Silvestri, Rossi P.; De Martinis, Acquarone, Mannocci; Sumberaz, Bellini, Vigo, Paolini, Faccenda. Lo Spezia rispondeva con: Romoli; Persia, Amenta; Coltella, Borrini, Scarpato; Carapellese, Frigo, Costanzo, Castigliano, Costa. Al 20’ Faccenda portò in vantaggio i toscani, raggiunti poi al 62’ da una rete di Castigliano. Seguirono 4 gare da incorniciare: 3-0 a Pescara (tripletta di Costa), 4-0 al Savona (triplo Costanzo e Carapellese), 3-0 a Cremona (Castigliano, Costanzo, Coltella) e 5-0 all’Udinese (doppio Costa, Gordini, Castigliano e Costanzo).
Non è vero, come alcuni scrivono, che il pubblico se ne stesse rintanato a casa per paura delle bombe. I bombardamenti, quelli veri, cominciarono a farsi sentire solo a partire dal marzo ’43 in poi. Durante il girone di andata la gente non fece mai mancare il proprio apporto e gli spalti erano sempre gremiti.
1-1 a Siena e poi bella vittoria alla Favorita (2-0 contro il Palermo). Poi arrivò il “maledetto” Fanfulla, e fu vera e propria battaglia. A 9 minuti dal termine lo Spezia, sebbene ridotto praticamente in 8, conduceva 2-0 (reti di Costanzo e Scarpato): Borra era stato espulso e Scarpato e Castigliano, anche se in campo, erano infortunati (all’epoca non erano ammesse sostituzioni). Anzi, Scarpato, a seguito del calcione rimediato, resterà a riposo per un mese, durante il quale Barbieri retrocederà in mediana Castigliano, ruolo che poi andrà a ricoprire anche nel Torino. Negli ultimi 9 minuti il Fanfulla riuscì quindi a recuperare e a chiudere la partita sul 2-2, tra i fischi del pubblico esasperato. Niente da fare: il Fanfulla era (e resterà) la nostra bestia nera.
Poi sconfitta di misura a Padova, ma grande riscatto a Napoli, dove gli aquilotti andarono ad espugnare l’Arena Ascarelli (più nota come il “Vomero”). Il Napoli si schierò con: Sentimenti II; Pretto, Berra; Milano, Fabbro, Gramaglia; Busani, Cadregari, Viani (Gipo Viani, grande allenatore del dopoguerra), Verrina (un ex...), Venditto. Lo Spezia rispose con: Romoli; Poli, Borrini; Amenta, Rossi B., Castigliano; Gordini, Borra, Costanzo, Carapellese, Costa. All’8’ rete di Gipo Viani per i campani, pareggiata al 62’ da Carapellese e infine goal vincente di Giovannino Costa all’85’. Lo Spezia a quel punto è solo al comando e la gente sogna.
Si pareggiò in casa con l’Anconitana e si perse a Brescia (2-3), ma poi altri tre splendidi successi rilanciarono le aquile e lasciarono indietro le avversarie: 2-1 al Modena, 3-0 ad Alessandria e addiritura 4-0 al Novara al Picco, avversaria sempre ostica. Il girone di andata si chiuse con un buon pareggio (1-1) a Busto Arsizio. Lo Spezia era sempre solo al comando, e la serie A sembra lì, a portata di mano.
A Brescia si era infortunato seriamente il portiere titolare Romoli, che verrà sostituito tra i pali dal giovane Scaglioni, e anche questa perdita contribuirà alla crisi di risultati nel girone di ritorno, iniziato malamente con la sconfitta (0-1) a Pisa. Pareggio interno col Pescara (in una giornata di freddo polare, con il campo coperto di neve) ed esterno a Savona. Ma i primi veri scricchiolii si avvertono con la “debacle” interna contro la Cremonese, squadra da centro classifica che venne, vide e vinse per 3-0, restituendoci il tondo punteggio con cui avevamo violato il suo campo all’andata. Si vince ad Udine (3-1), si batte il Siena al Picco (3-0) e la domenica dopo anche il Palermo (sempre 3-0), ma poi, a Lodi, ecco una nuova sconfitta (0-1). E non basta.... gli eventi bellici precipitano la situazione: le forze anglo-americane occupano la Sicilia e le squadre siciliane devono forzatamente ritirarsi dal campionato. La Lega decide di annullare tutte le gare disputate dal Palermo, e quindi lo Spezia, l’unica che contro i siciliani aveva fatto l’emplein, si ritrova con quattro punti in meno. Oggi quella decisione della Lega apparirebbe del tutto normale, ma nel ’43 essa andava decisamente controcorrente: il regolamento dell’epoca infatti prevedeva esplicitamente che se una squadra si ritirava nel girone di ritorno dovevano essere annullate solamente le gare da lei disputate nel girone di ritorno, e lasciate valide quelle del girone di andata. Lo Spezia oppose reclamo, che tuttavia non venne accolto: con quattro punti in meno in classifica si perse così il primato e anche il morale della squadra ne risentì pesantemente.
A questo punto ci si misero di mezzo anche le bombe. A partire dal mese di marzo, praticamente non passava notte senza qualche incursione aerea anglo-americana (a meno che le condizioni del tempo fossero decisamente avverse) e gli spezzini impararono ad andare a letto vestiti, sempre pronti, appena le sirene rompevano il silenzio della notte con il loro lugubre latrato, a correre nei rifugi antiaerei o negli scantinati. Il programma era sempre lo stesso: ad una certa ora della notte arrivava “Pippo” che, nonostante il simpatico nomignolo, altri non era che un piccolo aereo bengaliere. Pippo cominciava a fare il suo giro di ricognizione sulla città, e già il leggero ronzio del suo motore metteva i brividi alla gente. Poi cominciava a snocciolare i suoi bengala sopra gli obiettivi che dovevano essere bombardati. I bengala scendevano lentamente con i loro paracadute, illuminando a giorno le zone designate. A quel punto, puntualissimi, arrivavano i bombardieri e cominciavano le danze..... E siccome le bombe, a quell’epoca, erano tuttaltro che intelligenti, ci stava pure che invece di cadere su qualche capannone dell’Arsenale, cadessero in viale Amendola (all’epoca viale Regina Margherita) o in corso Cavour. Oppure, anzichè sui bacini di carenaggio, su viale Fieschi e sul Picco....... e così via. Ma bersagli abituali erano anche la Termomeccanica, l’Oto Melara, il porto mercantile (e zone limitrofe....) etc etc.
Il caso emblematico dell’impatto che i continui bombardamenti ebbero sul rendimento della squadra, fu il confronto con il Brescia (determinante ai fini della promozione), previsto il 25 aprile al Picco. Ma lo stadio, dopo il bombardamento di qualche giorno prima, non era agibile (le bombe, oltre che sul campo, avevano diroccato anche una parte della gradinata) e la Lega dispose che la gara si svolgesse a Rapallo il mercoledì successivo.
Quel giorno a Rapallo si presentarono regolarmente l’arbitro e il Brescia, ma non lo Spezia. Dopo aver atteso un paio d’ore l’arbitro diede quindi partita vinta al Brescia. Ma come mai lo Spezia non si era presentato? Semplice: perchè non lo sapeva. Nel frattempo infatti era stata bombardata anche la sua sede, in via Roma, nello stesso stabile che ospitava anche il popolare cinema Moderno, e quindi il postino era stato impossibilitato a consegnare il telegramma della Lega. La società fece ricorso, facendo presente la situazione e lasciando come proprio recapito addirittura quello di casa del presidente Perioli in via Chiodo. La Lega decise quindi di far recuperare la gara il 16 maggio a Carrara, dove infine il Brescia la spuntò per 4-3. Ma quanto aveva pesato sul risultato la situazione bellica?
A causa dell’inagibilità del Picco furono disputate a Carrara anche le successive gare interne contro Alessandria (1-1) e Pro Patria (2-0).
Alla fine, dopo aver dominato più di metà del campionato, lo Spezia fu solo sesto, staccato di 8 punti dalla seconda (il Brescia). Modena e Brescia furono promosse in A. Udinese, Novara e Savona sarebbero retrocesse in C, ma la sospensione dei campionati e il rivoluzionamento che si ebbe alla loro ripresa, nel 1945, le salvarono e poterono ripresentarsi in B. In serie A lo scudetto andò al Torino allenato da Erbstein che battè per un solo punto un incredibile Livorno. Era la prima volta che una squadra schierata secondo i dettami del Sistema vinceva il campionato, e questo fatto fece salire alle stelle la polemica tra i sostenitori del Metodo e quelli del WM, polemica che non si era ancora placata 7 o 8 anni dopo. Bari e Liguria sarebbero retrocesse, ma anche loro furono graziate dalla sospensione dell’attività calcistica.
Costanzo, con 25 reti, si riconfermò capocannoniere della serie B, a pari merito con il centravanti Gallanti del Fanfulla.
Poi, l’8 settembre ci fu l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati: il sud era in mano degli anglo-americani, mentre il centro-nord era ancora occupato dai tedeschi e dalla Repubblica di Salò. La Figc, che all’epoca aveva sede a Milano, prese atto che il Paese era diviso a metà e decretò la sospensione dei campionati sino a data da stabilirsi.