11.Campionato 1928/29 - Una annata meravigliosa
31/10/09 16:40 archiviato in:
• alfredoIl 1928 è l’anno di un ennesimo caso che, se non può definirsi uno “scandalo” vero e proprio, contribuisce comunque ad agitare le acque del calcio italiano. Protagonista ancora la Juventus di Giovanni Agnelli che dopo aver sottratto nel modo già descritto Rosetta alla Pro Vercelli e poi successivamente, in modo analogo, Caligaris al Casale, decide di tesserare l’ala sinistra italo-argentina Orsi proprio nel momento in cui la Figc, dietro impulso delle “autarchiche” direttive fasciste, mette al bando i giocatori stranieri dal campionato italiano.
L’Argentina, fresca vincitrice del torneo di calcio alle Olimpiadi di Amsterdam, aveva subito attratto le attenzioni dei presidenti di club nostrani, ma il veto xenofobo della Figc sembrava aver spuntato ogni velleità. Ma è chiaro che gli Agnelli si ritenevano (e probabilmente erano) ben al di sopra di qualsiasi gerarca o dirigente di partito e procedettero ugualmente all’ingaggio, contando sulla doppia nazionalità del giocatore e offrendo ad Orsi un appannaggio di ben 100mila lire e una Fiat 509. Se si pensa che a quel tempo lo stipendio mensile di un impiegato di medio livello non oltrepasssava le 100 lire, si ha un’idea dell’enormità della cifra, per quei tempi, e non ci si può meravigliare che l’italo-argentino abbia accettato di volata l’appetitosa offerta. L’irosa reazione argentina che si vedeva depauperata del suo maggior elemento di spicco, non fu presa neppure in considerazione dal governo fascista del calcio italiano che, dopo aver “congelato” l’acquisto per qualche mese, concesse alla Juventus l’autorizzazione all’impiego del giocatore. Al chè, visto che la via era stata ormai aperta, seguì immediatamente, sempre da parte Juventina, una vera e propria razzia di nazionali argentini: la mezzala Cesarini e il centromediano Monti furono ben contenti di trasferirsi a Torino a far compagnia all’amico Orsi.
Per quanto riguarda gli aquilotti, la stagione 1928/29, anche se oggi è quasi dimenticata sia dagli sportivi che dai media cittadini, fu una delle più brillanti e fantastiche mai disputate dallo Spezia, paragonabile forse solo a quella 2005/06 che segnò il ritorno in B dopo 55 anni.
Il presidente era ancora l’avv. Bertagna e allenatore/giocatore, per il terzo anno consecutivo, Francesco Caiti. Dopo l’esperimento Zanollo dell’anno prima, ecco altri due baldi marinai entrare nelle file degli aquilotti, per formare assieme a Zanollo un vero trio delle meraviglie: Malatesta dalla Triestina e De Manzano dalla Ternana. Una difesa di ferro e un attacco al fulmicotone furono le caratteristiche di quello Spezia (capocannoniere del girone sarà De Manzano con 20 reti in 18 partite). In casa furono tutte vittorie: nessuno riuscirà a raggranellare un solo punto al Picco. A centro campo Santillo e Tacchinardi erano nel momento migliore della carriera, mentre Cappelli, Ghidoni e Papini affiancavano degnamente in avanti il trio dei “marò”. In porta, dopo la cessione di Bartolozzi, era tornato Strati mentre in difesa l’ottimo Meoni era andato ad affiancare capitan Caiti. Nel corso del torneo ci fu anche spazio per qualche sporadica comparsa del vecchio bomber Gallotti, in procinto ormai di appendere al chiodo le scarpette.
Il campionato non ebbe storia ed è fin superfluo parlarne. Fu dominato dallo Spezia dalla prima all’ultima giornata e a tal proposito basti pensare che la seconda classificata, la Sestrese, alla fine risulterà staccata di ben 9 punti (che con la vittoria che valeva 2 punti anzichè i 3 attuali, eran tanta roba).
Lo Spezia di quell’anno era caratterizzato da una impressionante solidità difensiva e dalla capacità di ripartire con veloci e ficcanti azioni in profondità e questo, in un’epoca in cui la lentezza di manovra (continui ed estenuanti passaggi laterali e all’indietro) era la norma, costituiva un’arma efficacissima, in grado di mettere in difficoltà anche squadroni di tutto rispetto. Lo dimostrano anche i risultati delle numerose amichevoli “di lusso” disputate quell’anno. Arrivò per prima la Roma, che si schierò al gran completo, ma riuscì a vincere solo in extremis con un goal di Bernardini. Anche il Genoa chiese di disputare un’amichevole con gli aquilotti, schierando tutti i titolari: Bacigalupo; Lombardo, Moruzzi; Barbieri, Albertoni, Parodi; Puerari, Bodini, Banchero, Casanova, Levratto. Ma anche i grifoni rischiarono la figuraccia e riuscirono a passare grazie solo a un gran goal di Levratto nel finale. Mister Garbutt, il tecnico genoano, rimase ammirato del gioco del trio d’attacco spezzino: “Formidabile”, disse ai giornalisti, e non aggiunse altro.
Ciliegina sulla torta, il 24 dicembre, vigilia di Natale, fu di scena al Picco l’Uipest di Budapest, che aveva appena vinto la coppa Europa, una delle squadre più forti e famose in campo europeo. Era come se oggi al Picco fosse di scena il Barcellona o il Chelsea. Le cronache parlano addiritura di diecimila spettatori, cosa che appare quasi impossibile dato che il Picco, proprio in quel periodo, stava iniziando i lavori di trasformazione. Gli ungheresi si schierarono con: Achz; Fogl, Kovago; Borsany, Lutz, Vilhem; Stroks, Areu, Vetzer, Spitz, Szabo. Lo Spezia rispose con: Strati; Caiti, Savani; Tacchinardi, Santillo, Meoni; De Barbieri, Malatesta, De Manzano, Zanollo, Cappelli. La partita finì 2-2 tra il tripudio dei presenti e l’allenatore ungherese si disse ammirato “dell’ala sinistra” (Giulio Cappelli) che secondo lui “non avrebbe fallito il suo destino”. E aveva ragione.
Verso la fine del campionato altra amichevole di buon livello con un’altra compagine di Divisione Nazionale, la Cremonese, che viene travolta per 3-0.
Desta rammarico pensare che se questo exploit fosse capitato solo l’anno prima, sarebbe valso la promozione in D.N. e la possibilità di giocarsi l’opportunità di rientrare nel primo campionato di serie A. Invece la vittoria comportò solo, come già detto nel precedente paragrafo, l’ammissione di diritto al primo campionato di serie B 1929/30.
Al termine della stagione si disputarono, tra le vincenti dei 4 gironi di 1^ Divisione, le finali per l’assegnazione del titolo (platonico) di campione d’Italia di categoria. A seguito della rinunzia di Taranto e Monfalcone, il titolo fu disputato solo da Spezia e Parma, con partite di andata e ritorno.
Il 9 giugno lo Spezia si presentò al Tardini, e nonostante l’assenza per infortunio di Caiti e Tacchinardi, non faticò troppo ad affermarsi (0-1) grazie ad una netta superiorità tecnica. Le fomazioni furono:
Parma: Alfieri; Mattioli, Orsini; Cieschi, Mazzoni, Camorati; Quaglietti, Negroni, Bianzola, Gaiozzi, Villani.
Spezia: Strati; Meoni, Toso; De Barbieri, Santillo, Piviali; Rossi, Malatesta, De Manzano, Zanollo, Ghidoni.
Arbitro: Enrietti di Torino
Rete: 69’ Ghidoni
Sette giorni dopo al Picco, sotto la canicola, fu solo melina. De Manzano, Zanollo e Malatesta che nel frattempo avevano ultimato la ferma di leva, rientrarono apposta dalla licenza per disputare l’ultima partita della stagione di fronte al pubblico spezzino. Ma fu solo una esibizione da allenamento, tale era la superiorità in campo. La partita finì 0-0 e i giocatori ricevettero le medaglie di campioni di categoria.
Nel frattempo, allargando la visuale al cosidetto “calcio che conta”, è da segnalare la grande prestazione dell’ex aquilotto Gino Rossetti in Nazionale, che a Bologna, il 3 marzo 1929, ottiene un lusinghiero successo contro la forte Cecoslovacchia (4-2). Rossetti si esalta ed è autore addiritura di una tripletta, mentre il quarto goal è siglato da Libonatti. Due settimane dopo, per festeggiare il felice esordio in Nazionale dell’ex aquilotto (spezzino purosangue, occorre sottolinearlo) gli fu consegnata al Picco una medaglia d’oro da parte della società. Nel corso della breve cerimonia fu premiato allo stesso modo anche Francesco Caiti, per la sua lunga militanza in maglia bianca.
Intanto anche la Divisione Nazionale, dopo che il Bologna si era aggiudicato lo scudetto nella finale contro il Torino, aveva emesso i suoi verdetti: Bologna, Inter, Genoa, Juventus, Torino, Napoli, Roma, Alessandria, Pro Vercelli, Brescia, Milan, Modena, Pro Patria, Livorno, Lazio, Triestina, Padova e Cremonese andarono a formare la prima Serie A, mentre Casale, Legnano, Dominante, Fiorentina, Pistoiese, Verona, Venezia, Atalanta, Bari, Novara, Biellese, Reggiana, Prato e Fiumana, assieme alle vincitrici dei 4 gironi di 1^ Divisione, ossia Spezia, Parma, Monfalcone e Taranto formarono la prima Serie B della storia del calcio italiano. Il Taranto decise poi di rinunziare alla promozione per motivi finanziari (le trasferte da un capo all’altro dell’Italia pesavano parecchio sui bilanci) e fu sostituito dal Lecce.