• diego












Uno dei dati storici che sempre mi ha stupito è la breve durata del Terzo Reich, mi pare dal 1932 fino al 1945. Un tempo brevissimo, ma assai tragicamente intenso. Sappiamo che gli uomini dotati di forte ascendente sui propri seguaci, come Napoleone o Alessandro Magno, sono stati molto rapidi nel tentativo di forgiare la storia, di plasmare le umane vicende secondo la propria incontenibile volontà. Quando la parabola di Napoleone volgeva al termine, aveva poco più di 40 anni, Alessandro fu ucciso dalla febbre molto giovane, al culmine d’un impero sconfinato.
Mi pare chiaro che la volontà di realizzare qualcosa, un’ambizione, un tentativo di riazzerare l’orologio della storia e farlo ripartire da zero, entra in conflitto con l’orizzonte comunque limitato d’una vita, d’una singola, piccola, vita.
Allora ecco che per condensare in un breve tempo una rivoluzione, un ribaltamento, una rifondazione, occorre la violenza, la guerra, l’imposizione rapida del dato di fatto. Non c’è tempo per convincere, è necessario imporre senza troppe spiegazioni. Le spiegazioni saranno scritte a posteriori, giacchè la storia, si sa, la riscrivono i vincitori.
Anche noi, nel nostro tempo, abbiamo ambizioni frettolose. Non c’è spazio per la saggezza pacata del padre antico, che costruisce una solida casa pensando ai discendenti, che pianta alberi frondosi, sotto le cui ombrose foglie giocheranno i figli dei suoi nipoti. L’orizzonte della vita è breve, nonostante le valvole e i pace makers, e allora ci vuole un successo rapido, da acchiappare costi quel che costi. E un nemico, è necessario, va scovato a tutti i costi.
Purtroppo la fretta rende cattivi. Invece le buone idee, quelle sagge, antiche e attualissime ancora, hanno bisogno di gente che sa guardare lontano, che sa trasmettere, che sa piantare un seme duraturo. Ma gente così, è fuori moda, c’è bisogno di anime nobili, e ne girano poche di questi tempi.
Una società diventa grande quando gli uomini anziani si preoccupano di piantare alberi anche se sanno che non siederanno mai alla loro ombra
(antico proverbio arabo).
Un libro che consiglierei è l’ ultimo che ho letto: “Il giovane Holden” di Jerome David Salinger, pubblicato in Italia dall’ editore Einaudi nel 1961. Fino a poco tempo fa si sapeva che Salinger viveva da recluso in una casa in collina nel New Hampshire sin dall’ inizio degli anni cinquanta, restio ad apparire in pubblico; per chiunque provava di valicare il confine della sua privacy, la leggenda vuole che non si tirasse indietro nel respingere i suoi visitatori con tanto di fucile imbracciato.
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In ogni manuale di neurofisiologia è descritta la suddivisione fra sistema nervoso volontario e sistema nervoso autonomo; come è ben facile intuire il secondo si occupa degli organi interni, dei movimenti che non derivano da un nostro agire volontario; a sua volta, sempre secondo le classiche suddivisioni, il sistema nervoso autonomo si divide in sistema nervoso simpatico e parasimpatico; quello simpatico regola le attività d’emergenza, le risposte ad una paura, ad una minaccia, l’altro regola le attività costanti, come per esempio l’assimilazione dei cibi. Dunque noi umani, come gli altri animali, abbiamo un’attrezzatura innata, una specie di pronto intervento.





Un libro che consiglierei è l’ ultimo che ho letto: “Il tempo invecchia in fretta” di Antonio Tabucchi, edito da Feltrinelli. Nove racconti, nove storie sono qui raccolte dallo scrittore pisano, vicende intime che hanno per sfondo gli eventi più rappresentativi della Storia europea degli ultimi decenni. Troviamo infatti gli scenari in cui si muovono i personaggi che partono da una Berlino post-comunista all’Ungheria durante l’ invasione sovietica, da Bucarest al più recente conflitto in Kosovo.
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Questa citazione di Sofocle è molto usata, direi abusata. Ma a me interessa, in questo caso, pensare all’essere umano come concetto che nasce dalla separazione dalle altre creature viventi, appunto non umane.
L’etologo Mainardi, in una recente intervista, spiega che la “coscienza di sè” appartiene con certezza alle grandi scimmie, ai delfini, agli elefanti. Inoltre anche cani, gatti ed altri mammiferi probabilmente ne sono dotati, anche se il dato non è assodato con la stessa sicurezza.


Arnaldo da Brescia, Giovanna d’Arco, Giordano Bruno, tanto per citare tre personaggi che col fuoco hanno avuto a che fare. Il fuoco, dell’antica ripartizione di Empedocle, rimane da sempre il più affascinante degli elementi, per la sua natura così fortemente simbolica (anche se parole come aria, terra, acqua hanno anch’esse tante e profonde implicazioni).
Il canonico agostiniano Arnaldo, ebbe come maestro Pietro Abelardo e studiò con passione le opere dei Padri della Chiesa. Accusò il clero di interessarsi di vicende politiche, predicava il ritorno alla povertà evangelica, all’elemosina, alla solidarietà. Quel che gli costò caro fu il rifiuto assoluto del potere temporale del Papa e della Chiesa (nel secolo successivo, Francesco d’Assisi, predicò lo stesso ritorno alla povertà evangelica e alla solidarietà, ma non si pose in urto “frontale” con il potere della Chiesa).














Quando avevo circa 7, 8 anni, tutta l'estate la mamma mi portava a Levanto per fare i bagni. A lei piaceva il mare, come a tutte le giovani donne, a me piaceva sguazzare nella spumeggiante acqua salata. Quando il treno si fermava, e la processione dei bagnanti scendeva alla spiaggia, già sbirciavo la bandiera. Un'autorità potentissima, indiscutibile, fatale, issava il drappo: se era rosso il mare era ufficialmente pericoloso. Oltre alla disciplina digestiva (prima di quell'ora, no!) noi bambini rischiavamo anche di dover stare sul sabbione ad abbrostolire senza fare il bagno. Odiavo il rosso, per questo fondato motivo. Ma il rosso, è sempre stato un pò sfigato. Oggi lo amo, proprio perchè non è un colore ruffiano. Ma andiamo con ordine. 











...cerca di farsi strada nelle stanze del palazzo più interno; non riuscirà mai a superarle; e anche se gli riuscisse non si sarebbe a nulla; dovrebbe aprirsi un varco scendendo tutte le scale; e anche se gli riuscisse, non si sarebbe a nulla: c’è ancora da attraversare tutti i cortili; e dietro a loro il secondo palazzo e così via per millenni; e anche se riuscisse a precipitarsi fuori dell’ultima porta c’è tutta la città imperiale davanti a lui, il centro del mondo, ripieno di tutti i suoi rifiuti. Nessuno riesce a passare di lì... (da Franz Kafka - Il messaggio dell’imperatore)









La grande scrittice Doris Lessing nel libro "Le prigioni che abbiamo dentro” ci narra un esperimento. Una piccola città, con la sua università. Un giorno invitarono i cittadini a recarsi al campus, un bel posto, nel verde. Centinaia di persone all'ora prevista si presentarono. Ma lì, ad aspettarli, non c'era nessuno, e nessuna spiegazione. La gente in attesa cominciò a discutere sul da farsi. Ben presto si formarono due fazioni, e la discussione divenne accesa.






Ho letto "In lotta con la verità" di Gitta Sereny. Il corposo volume tratta la vicenda di Albert Speer, il famoso architetto di Hitler. Attraverso i colloqui con Speer e altri testimoni della cerchia del führer, si indaga sulla fascinazione personale e di un'intera nazione per un uomo così malvagio. I meccanismi sono complessi e semplici nel contempo, perchè non sfugge a nessuno come sia facile in epoca di crisi la voglia d'avere un capo, un rassicurante tutore, qualcuno che "ci pensa lui".












