Samuel Daveti e Nicola Saviori: in 24 ore a Sarzana...

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Come l'anno scorso Comic House di Sarzana, con il patrocinio del comune di Sarzana, ha organizzato la 24 HIC. Io e Nicola abbiamo partecipato e in 24 ore abbiamo realizzato queste 24 tavole a fumetti. QUI

Samuel Daveti
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Sandro Pareti: Un nuovo Lavoro

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“Quello che dovete capire, senza ripensamenti, è che state facendo la cosa giusta.”

Il dott. Alina fece una lunga pausa fissando la finestra panoramica dell’aula. Tutti ci girammo nella direzione del suo sguardo. Fuori un piccolo cortile nuovo e un’altra finestra panoramica identica alla nostra. Ancora oltre un call center. Alina fece un passo verso di noi facendoci tornare composti.

“Avete visto cosa fanno alla vostra generazione? Vi sembra possibile?”

Una ragazza al primo banco iniziò a scuotere la testa. Un piccolo cenno di approvazione che il dottore ricambiò con un sorriso.

“Scusate questa piccola interruzione ma di fronte a certe cose davvero non mi tengo. Dove eravamo arrivati?”

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Nient’altro da dire.

Ero entrato in casa da venti minuti. L’ansia mi teneva compagnia. Marisa non c’era. Molto probabilmente i suoi l’avevano trattenuta con qualche scusa o con un dolce fatto in casa. Meglio così. Avevo del tempo per prepararmi. Dovevo riuscire a farle capire che cosa avevo capito fuori dall’agriturismo. Poi pensai che non c’era poi molto da capire. Come si può spiegare la fine. Dovevo solo trovare il coraggio, essere sincero. In un certo qual modo era il mio ultimo atto d’amore. Decisi di farmi una doccia. Mi misi in mutande ed entrai in bagno ma a un passo dalla vasca cambiai idea. Andai in camera mi infilai i pantaloni di tuta nera che tenevo ai piedi del letto e una maglia bianca. Leggi ancora...
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Sandro Pareti: Il giorno prima di una fine

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Margherita e Ale si svegliarono dal freddo, scesero le scale maledicendomi, fecero colazione
e preparano le poche cose che avevano in camera. Io intrattenni Paola e Prato con una
sicurezza rinnovata dalla mia scoperta di solitudine. Parlai di bellezze naturali, di sport, di quanto fosse bizzarra la vita. Poi ci congedammo con un sorriso e salimmo in macchina. Ale si stava infilando la cintura di sicurezza al secondo chilometro di viaggio quando Margherita ruppe il silenzio con una frase che mi infastidì.
“Mi fanno schifo quei due.”
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Sandro Pareti: Parlare per sentirsi buoni

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Arrivati all’agriturismo mi sentii il maggiordomo di una coppia facoltosa. Mentre i due
salivano le scale che portavano alla porta sul retro avevo una postura mogia ma rispettosa
e le mani sembravano pronte a reggere qualcosa. Entrai dopo di loro e li vidi nel mio letto
già sdraiati.
“Ragazzi scusate ma quello è il mio letto. Non vorrei rompere i coglioni ma...”
Ale disse qualcosa a Margherita che rise. Poi si rivolse a me.
“Dai Sandro, vai nel mio. Che differenza ti fa?”
“Appunto per questo non capisco che differenza possa fare a voi. Dato che quello è il mio
letto.”
“Vorrei sapere chi ha deciso che questo è il tuo letto.”
Decisi di smetterla e andai verso il bagno.
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Sandro Pareti, il bombolonaio e i vestiti colorati

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Marino il bombolonaio. Una bella insegna gialla macchiata dallo smog. Ale fermò la macchina
in una stradina buia stretta tra un muro di cemento e un fosso profondo che dava su campi disperati di un erba viva prossima a morire.
Dal parcheggio si vedeva il lato d’angolo del locale. Qualche ragazzo a fumare.
“Rimani in macchina Sandro?”
“Va bene.”
Quella di Ale era una domanda ordine. Margherita scese dalla macchina senza rivolgermi
parola.

“Che paste vuoi?”
“Prendimene una alla crema.”
“Millefoglie?”
Stava facendo il premuroso. Aveva abbassato la guardia.
“Dici?”
“Qui fanno bene anche le brioche.”
“Ok, vada per la brioche.”
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Sandro Pareti, Margherita e i cocci di bottiglia

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Ale e Margherita si stavano abbracciando in mezzo alla pista. Fissando Ale dritto dentro
gli occhi si capiva che stava bene. Restai alla larga per lasciargli lo sguardo libero.
“Mi hai toccato?”
“Io?”
“Problemi?”
“Come?”
Un quarantenne con i capelli neri attaccati alla fronte fece per alzare un braccio. Aveva la
faccia larga e le guance sformate dall’alcol. Neanche un filo di barba. Il collo largo come le
cosce da sciatore che lo tenevano in piedi.
“Cosa sei scemo? Non ti ho nemmeno sfiorato.”
Vide il luccicare della paura nei miei occhi. Riportò il braccio a posto.
“Fallo un’altra volta e ti faccio male.”
Si girò e se ne andò tra la folla partendo a ballare di scatto. Il film americano era finito.
Qualche battito accelerato dalla sensazione di prendere uno schiaffo alla cocaina da staccarmi la testa.
Andai al bancone.
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Sandro Pareti e i vestiti, la signora dietro di me spinge ma non è una signora.

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Mi aveva vestito di tutto punto. Avevo una camicia marrone elasticizzata. Sotto una maglia
solito marrone della Levis per potermi svestire durante il ballo senza dovermi vergognare
dei buchi delle mie maglie della salute. I pantaloni erano jeans normalissimi ma CK.
Le scarpe, le mie, basse, da ginnastica, completamente nere. Potevo andare.
Avevamo preso la macchina, lasciato Prato e Paola a fare quello che volevano senza salutarli.
Avevamo le chiavi della nostra stanza raggiungibile da una scala esterna sul retro.
Avevo messo le chiavi nel cruscotto. Durante il viaggio mi toccavo la camicia godendo della
qualità del tessuto.
“Bella ‘sta camicia Ale.”
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Sandro Pareti e Il coraggio del vino.

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Si erano uniti a noi dopo aver mandato a letto o fuori per una girata i clienti nella sala centrale.
Avevamo bevuto. Paola più di tutti. Rideva con la faccia rossa calda come una stufa.
Prese un altro bicchiere in mano e si colorò di una bellezza inaspettata. Prato le prese il
polso con quelle dita che sembravano braccia.

“Hai bevuto abbastanza amore.”
“Ne faccio un altro e poi basta. E’ quello che mi basta per andare a letto stasera.”
Prato lasciò il polso e sorrise. Poi ci guardò.
“Che ci volete fare. Non voglio certo litigare, che ne dite? E’ tutto in mano loro.”
A quel punto feci il mio intervento.
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Sandro Pareti soffiare sulla pancia e intendersi di vino

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Bianca poteva anche essere nei dintorni. Abbastanza vicina da poterla sentire. Da quella sera al concerto mi era tornata in mente di tanto in tanto. Ma a Lucca, nella sua città, il pensiero di lei si fece assillante. Pensai che non dovevo pensarci. Iniziai a pensarci più di prima. L'idea che mi ero fatto. A come poteva essere soffiargli sulla pancia. Di fuori dalla macchina la notte si era fatta nera da abbaglianti alti. Che male poteva esserci? Leggi ancora...
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Sandro Pareti dare un nome e fare finta nell'attesa

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Vedere Lucca. Guardarla bene. Mi ero ripreso. In un lampo. Finalmente in Toscana, riconoscendola seppure a tratti, finalmente. La terra che Dio si lascia lavorare in cambio di preghiere e bestemmie. Ché il rapporto è confidenziale con tutti, anche con il Signore.
Avevamo lasciato la macchina fuori dalle mura. L’aria fredda e le mani in tasca. Ale parlava qualche passo più avanti al cellulare. Gesticolava e di tanto in tanto si girava verso di me, metteva una mano a coprire il microfono, la leccava simulando un cunnilingus ridendo con gli occhi.
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Sandro Pareti, partenza e sosta

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“E’ l’evoluzione che mi incula.”

Presi una sigaretta dalla tasca interna del giubbotto. Poi lanciai il pacchetto a caso nei vani del cruscotto, tra chiavi e polvere.

“Ora potrei girare a pancia all’aria, aspettare il chinarsi di un esemplare femmina e darci dentro. Niente scusa, ti amo, violenza, maschilismo, femminismo. Noi e le nostre potenzialità. Qualcosa da mangiare, la paura dei fulmini, le clave, desideri da soddisfare assolutamente. Io e tutti noi insieme. Un branco.”

Mentre Ale cazzeggiava guardavo in basso sul tappetino nero della macchina. Un piccolo pupazzo bianco con stampato sulla fronte una bella pedata da scarpa carrarmato. Lo presi e lo gettai senza guardare.

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Sandro Pareti, la calderina e il freddo fuori

11656_6509La fiamma della calderina con un colpo secco scandì le sei del mattino. Aprii gli occhi. Accanto a me la luce bluastra che filtrava dalla persiana illuminava la metà del letto vuota. Diedi un’occhiata al soffitto. Poi dimenai la testa al ritmo del pentolame spostato con cura nella stanza accanto. Mi girai con la pancia sul materasso affondando la faccia nel cuscino. Ci respirai dentro fino a scaldarmi le guance. Si era svegliata prima della partenza per prepararmi la colazione. Ed io? Mi tirai in piedi di botto. In mutande contro il freddo di una stanza alle sei del mattino di dicembre. Piedi scalzi sopra mattonelle del centro anni ’50. Piccoli quadrati freddi e taglienti dalla fantasia rigurgito pasta e fagioli.

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Sandro Pareti e il preludio al viaggio

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samprod

Venerdì sera, fine della settimana lavorativa. Stavo in sala davanti al computer fisso a guardare la pagina iniziale di Google senza sapere bene che cosa cercare. Forse niente. Cercai niente.

BOOM!!! niente per niente
Enigmi per arrovellare il cervello e barzellette per svagare la mente.
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non è niente
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Nientescuse
Niente scuse. Mettiamo fine alla poverta'. Foto di Roberto Marino - da www. :: Oltre un miliardo di persone condannate alla poverta' estrema. ...
www.nientescuse.it/ - 10k - Copia cache - Pagine simili

Come diventare il mio cane
Quella che deriva dalle persone, dai doveri, dalle conversazioni che non portano a niente, dalle malattie. Mi rendo conto, in questo modo, che dieci anni fa ...
www.chinaski77.splinder.com/ - 171k - Copia cache - Pagine simili

Mi fissai qualche secondo sopra la quarta voce poi Marisa in bagno mentre si truccava per una serata che avremmo passato a casa decise di deviare la mia dotta ricerca sul niente.

“Vai a prendere un film Sandro?”
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Sandro Pareti e la visita

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“Hai mangiato?”
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“Non ancora.”
“Ti arrangi non c’è niente in casa.”
“Non mi aspettavo di meglio tranquilla.”
“Che c’è?”
“Come?”
“Che sei venuto a fare? Quando tutto va bene non ti si vede per mesi.”
“Sono venuto a trovarti.”
“Sono due mesi che cerchiamo di avervi domenica a pranzo Sandro. Mai una volta che vi siete per lo meno degnati di farci una chiamata.”
“Lo so è che alla fine ci incasiniamo, o facciamo tardi sabato e siamo cotti domenica, o andiamo dai suoi. Ci tengono.”
“Fate un po’ come cazzo vi pare. A volte vedervi piacerebbe anche a noi. Non spesso che poi venite a noia, ma qualche volta. Comunque. Che hai?”
“Niente di particolare.”
“Hai la faccia di uno stupido.”
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Sandro Pareti, la moquette e la palla gialla

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Stavo bene sul serio. Davanti allo specchio un volto convinto: opinionista, politico, atleta, latin lover,
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imprenditore, operaio, artista, marito, figlio e amante. La doccia calda mentre Marisa versava i cerali nel latte addolcito con il miele. Non che la crisi fosse passata ma me ne fregava poco: stavo troppo bene. Uscii dal bagno in un accappatoio riscaldato dal sole.

"E' pronta la colazione amore."
"Arrivo."

Ingurgitammo i cerali all'unisono tra qualche occhiata che rimandava al sesso di poche ore prima. Dopo cinque giorni di astinenza forzata a causa delle tensioni tra noi decisi di prendere le redini del gioco svegliandola nel cuore della notte. Sembrò felicemente meravigliata.

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Sandro Pareti e lo specchio di mogano

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Non era facile trovare le parole. Come dire che non ce la fai più e non c'è un motivo
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ben preciso? Eravamo passati e basta. Sdraiata accanto a me nel letto puntava i suoi piedi gelidi sopra i miei. Marisa non l'aveva ancora capito? Era in grado di far finta di niente? Ero stato via per un bel pezzo e la distanza in un certo qual modo mi aveva aiutato a distaccarmi dall'abitudine di averla accanto di sentirmi in un certo qual modo protetto dalla solitudine.

"Marisa ti devo parlare"
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Sandro Pareti, avercene di fango.

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Il sole era lì da almeno sette ore. La croce sopra il letto. Gesù messo
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sopra, adagiato come un cappotto su una sedia. Disteso sulla croce, tagliato a metà da una barra di luce che la finestra lasciava entrare nella stanza buia. Sembrava dormire, non dava l’impressione  di essere morto. Dalla porta mi arrivò come un pizzicotto la voce della zia che borbottava. Borbottava per farsi sentire.
“Arriva alle sette del mattino. Ma per l’amor di Dio è l’ultima volta. L’ultima volta lo giuro mi cascassero tutti i denti dentro un pozzo. Arriva ubriaco e scemo più del giorno prima. L’ultima volta, mi cascasse il culo in terra.”

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Sandro Pareti, discoteca e la cagna affine.

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Stavo camminando in un viottolo di ardesia velato dalla sabbia delle spiagge vicine. L’ardesia si perdeva costante nella notte a pochi passi da me. Conficcate nell’erba vene di faretti indicavano la strada nel buio. Io e mio cugino avevamo, per vie a me sconosciute, rimediato un’imbucata nel locale più gettonato dell’estate Grossetana, un certo Baluba, Caluba o altri nomi inutili su questa riga.
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Sandro Pareti la partenza e i sandali di cuoio

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“Hai preso tutto sei sicuro?”
“Penso di si.”
“Che hai?”
“Niente.”
“Mi sembri nervoso?”
“E’ che odio i treni.”
“La solita storia. Va bene amore, divertiti e pensami ogni tanto che non ti fa male.”
“Ok, ok.”
“Ci vediamo tra due settimane.”
“Va bene. Dai salgo che stiamo per partire.”
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Sandro Pareti e il ritorno e Marisa

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Appena ritornai alla Spezia mi accorsi di un particolare che non avevo mai notato. I muri. Muri ovunque che oscurano allo spezzino metà dell'area della città. Tutta la costa fatta eccezione per una piccola lingua di cemento turistico nella gola di un Golfo nero come il catrame. Muri alti custodi di un mistero inaccessibile.
E' come quando hai quattro anni e sei in casa con il cugino dodicenne  e la sua ragazza. Ti chiudono fuori dalla camera perché si vogliono baciare e iniziare forse a slacciare e farsi slacciare. Rimani dalla maniglia, appoggi l'orecchio alla porta per aiutare l'immaginazione. Un poco ci riesci.

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Sandro Pareti la comunione e il cerotto.

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Inizia con questo episodio la pubblicazione dei racconti di Samuel Daveti.

Avevano noleggiato una stanza per il dopo chiesa. Una stanza enorme al terzo piano di un palazzo anni settanta. Le sedie e i tavoli risalivano all’anno di costruzione. Di quelle che si trovano ancora nei bar di paese o al limitare della città. Era piena di gente.

Ero seduto al mio posto. Composto e fintamente distratto da qualsiasi tipo di particolare inanimato per cercare di deviare possibili approcci di quattro parole e solitudine con i partecipanti. Marisa era lontana, ne percepivo la voce mischiata a quella dei bimbi. Diventava subito bambinaia. Creava eserciti di esagitati bimbi al suo seguito di solito creando più agitazione del necessario. Ma io ero al mio posto, lontano una trentina di adulti da lei. Nel bel mezzo di una tavola traboccante dolce e salto, aranciata dolce e amara, acqua tonica, coca cola, birra per i grandi mi tenevo solitario. Presi un bicchiere di plastica, lo riempii di birra.
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