Portraits de trois femmes/3 Linder Sterling

Linder Sterling
Cantante, musicista, artista sul palco e fuori, visual artist prima ancora e sino ai nostri giorni, Linda Mulvay in arte semplicemente Linder è un personaggio femminile che difficilmente può essere associato ad altri se non ad alcuni miti del suo tempo quali Arto Lindsay, Genesis P. Orridge e Jean Michel Basquiat. Le sue creazioni sottilmente drammatiche nei primi anni ‘80 superarono le frontiere inglesi e giunsero in tutta Europa, arrivando sino al nostro paese; forse qualcosa delle sue visioni lo possiamo ritrovare nei lavori di alcuni geni che trovarono spazio su riviste quali Frigidaire, come ad esempio Massimo Giacon o forse è solo per la condivisione del medesimo amore per la grafica e per la lettura di un mondo iperrealista, dove l’eccesso riesce sempre ad essere messo lì in bella vista, ma in verità non è mai il padrone della scena.
Il messaggio è invece proprio la messinscena stessa; così nei fotomontaggi dei suoi primi lavori con John Savage pubblicati sulla art-fanzine Secret Public è la somma delle cose che costituisce il significato; questo è il mondo dove i giornali per uomini sono zeppi di automobili e del nudo di corpi femminili e le donne passano il loro tempo a leggere riviste che parlano di moda e propagandano elettrodomestici; basta prendere la forma femminile dai due tipi di giornale ed utilizzarla per questi incroci di varie mostruosità culturali presenti nel nostro tempo. Il punto comune di tutto ciò è una donna rappresentata nella sua nudità e sempre disponibile con un ferro da stiro al posto della testa e bocche digrignate al posto dei capezzoli.
Leggi ancora...
|

Portraits de trois femmes/2 Jayne Casey

ICA_1983_PinkIndustry_2
In una recente intervista per un testata on-line, il giornalista tra il serio ed il faceto, enumerando tutti i capitoli di una intensissima vita pubblica, raccontava che solo una donna aveva avuto una carriera ed una immagine più poliedrica di Madonna e quella persona era per l’appunto Jayne Casey.

L’associazione può apparire assai azzardata, ma calza a pennello per rappresentare il profilo della Jayne immagine pubblica della Liverpool a cavallo degli anni ’80 ed ancora, in maniera differente, al giorno d’oggi.
Già, perché il suo personaggio é di quelli che non ammettono mezze misure; o lo si ama alla follia o lo si respinge completamente perché comunque ed inevitabilmente la sua conoscenza provoca una reazione decisa che può essere disagio e disorientamento oppure all’opposto può diventare ammirazione ed attrazione.
La sua storia è legata saldamente alla storia del locale più in voga durante gli anni del punk e di cui se ne è parlato approfonditamente sul blog: l’Eric’s Club.

Leggi ancora...
|

Portraits de trois femmes /1 Alison Statton

A-83078-1216475383
Personalmente credo che uno dei tanti meriti che il fenomeno punk ha avuto all’interno della scena musicale inglese ed americana, sia stato quello di mettere sotto una differente luce la figura femminile quale musicista al centro del palco, ed in particolare come interprete e portatrice di messaggi concorrenti alla parità di opportunità tra i sessi.
E’ storia nota che già prima del fatidico anno 1977, la scena pop-rock internazionale, avesse già elevato le donne tra i suoi personaggi più popolari; gli esempi sono molteplici, solo per restringere la ricerca agli anni più significativi, dal 1968, anno zero della rivolta giovanile e anno della consacrazione di Janis Joplin, che è “la donna rock” per antonomasia, alle grandissime cantautrici americane come Joan Baez, Joni Mitchell, Carole King oppure l’inglese Marianne Faithfull, o le splendide voci femminili dei gruppi folk e su tutte la inarrivabile Sandy Denny, lead vocal dei Fairport Convention.
Leggi ancora...
|

Postcard Records: the sound of young Scotland/3

è il momento ora dei contributi filmati e della discografia consigliata da Shijokingo: Un tuffo nel passato capace di emozionare ancora chi ha vissuto musicalmente quel periodo e a "svelare" che certe sonorità attuali non sono proprio così "originali"....











Leggi ancora...
|

Postcard Records: The sound of the young Scotland/2

josef002Ma la banda che insieme agli Orange Juice sarà il simbolo dell’etichetta con il gatto che suona il tamburo, è un gruppo di quattro ragazzi creato da Paul Haig che, a differenza degli O.J. amano i Velvet, ma il loro lato più intimo e riflessivo e al tempo stesso, come ogni giovane musicista nell’anno 1979, non sono indenni dall’influsso che un'altra band di Manchester sta esercitando sulla nuova musica; ovviamente sto parlando dei Joy Division.

La loro predisposizione all’introspezione si legge già dal loro nome rubato ad uno dei più famosi racconti di Kafka, Il Processo. Si chiamano Josef K e le loro canzoni raccontano di relazioni umane difficili ma anche di sentimenti semplici e sinceri.
It’s kinda funny dall’incedere ipnotico, le ballate più tradizionali Sorry for laughing e Chance meeting sono i singoli più venduti del gruppo, che arriverà per primo ad incidere un album, dopo un primo tentativo abortito più che da loro per la volontà del loro manager.

Leggi ancora...
|

Postcard Records: The sound of the young Scotland/1

oj011
Premessa:

Come estensore di questa pagina musicale, rubo solo due righe perché ho il desiderio di dire che non ho alcuna ambizione di riempire lacune di lavori assai molto più professionali e colti del mio; in realtà il mio obiettivo è quello di condividere con voi “amici del Peve”, le emozioni che anni di ascolti per niente scontati e a volte anche faticosi, mi hanno regalato e che non voglio tenere solo per le mie orecchie, sarebbe un peccato!
Mi rendo conto che cito gruppi e personaggi per lo più misconosciuti, quindi anche in questa occasione per arrivare ad introdurre la scena musicale e rendervi più semplice il paragone, inizierò parlando di un grandissimo gruppo che credo ognuno di voi di sicuro ha ascoltato.
Nei primi anni ‘80 a Manchester nascono The Smiths, narratori di sentimenti che grazie all’immensa bravura letteraria ed artistica di Morissey e grazie all’intreccio di accordi tessuto dalla chitarra di Johnny Marr, caratterizzeranno con perle come What difference does it make?, How soon is now? e Bigmouth strikes again, la scena musicale inglese sino al loro scioglimento avvenuto nel 1987.

Leggi ancora...
|

ERIC’S CLUB, 9 MATHEW STREET, LIVERPOOL /
the essential

Damned
Ma quali erano i suoni, i volti dell'Eric's? Molti di loro li ritroveremo nel pop degli anni ottanta e novanta. Altri, stoicamente, continueranno sul solco tracciato in Mathew street. Tutti, comunque, hanno lasciato un segno nella storia della musica di un decennio abbondante. Qui la discografia essenziale ed alcuni video. Per chi c'era o per chi ignora del tutto il fenomeno. Enjoy it!
(nella foto, i Damned all’Eric’s) Leggi ancora...
|

ERIC’S CLUB, 9 MATHEW STREET, LIVERPOOL / part2

Erics
(Segue) Dalle loro singole esperienze nasceranno quattro bands assolutamente fantastiche: Ian crea nel 1979 gli Echo & the Bunnymen, all’inizio un trio, prima che Echo, la drum-machine utilizzata nel primo concerto venga sostituita con un batterista in carne ed ossa (Pete De Freitas), Julian crea in contemporanea e per non essere da meno di Ian i Teardrop Explodes, una band che raccoglie musicisti provenienti dai vari gruppi della città, Pete crea il suo Wah!Heat! (Uh! che caldo!) nome assolutamente idiota per una band che, specie nei primi singoli, suona con forza ed energia ballate dense di suoni, ed infine Pete forma prima i Nightmares in wax, che fanno i tempo ad incidere un 7” per diventare definitivamente i Dead or Alive (sì proprio quelli di You spin me round and round) che almeno sino al 1982 sono creatori di canzoni assolutamente bellissime e cupissime, trasportate dalla inimitabile voce di Pete (Piero Pelù ha sicuramente ascoltato mooolte volte queste canzoni, confrontare per credere!).

Leggi ancora...
|

ERIC’S CLUB, 9 MATHEW STREET, LIVERPOOL / part1

burl1977
Avete presente quella fotografia in bianco e nero di dickensiana memoria che rappresenta un qualsiasi quartiere operaio di una città inglese, in cui si coglie una prospettiva del profilo dei tetti degli edifici, tutti rigorosamente identici con l’alzato dei camini proiettati verso un cielo carico di nuvole e smog del carbone bruciato da centomila cucine economiche? Manchester, Liverpool, Sheffield, Birmingham, ..…potrebbe essere qualsiasi slum dell’Isola di Albione in un qualsiasi anno del XX secolo. Ma per potere spiegare la breve storia di un piccolo club nel Merseyside e quella dei personaggi e delle bands che di lì passarono e iniziarono la loro esperienza musicale, immagine migliore non è possibile associare.
Leggi ancora...
|

Pevemag 3.1



Il materiale pubblicato è proprietà degli autori. La riproduzione dei testi, di immagini ed opere di pevemag e della art gallery è vietata.

Segui Pevemag su
Tumblr, Facebook e Twitter, per essere sempre aggiornato sulle novità ed i post più recenti. Follow Pevemag on Tumblr, Facebook and Twitter!

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog