Vecchi bucanieri analogici e giovani pirati
03/03/09 19:08 archiviato in:
• diegoIo credo di poter capire la nostalgia dell’analogico (...) la scarsità dell’oggetto fisico, che devi ordinare, che devi aspettare, l’eccitazione di quando finalmente te lo ritrovi a portata di mano, quell’esplosione di informazioni nuove, tutte assieme... Oggi quel tipo di esperienza non è più possibile. Con il digitale, con il file sharing il tempo di attesa si è azzerato. Per la mia generazione il flusso di dati è continuo (Magnus Eriksson, veterano di Piratbyrån) I cosiddetti “Millennial”, la generazione di coloro che non avevano neanche vent'anni nel 2000, non hanno conosciuto il lungo tempo del sapere diffuso con mezzi analogici. Si è radicata un’abitudine all’abbondanza, al libero accesso alle idee ed alle creazioni artistiche, al sapere ed all’informazione. Stuoli di avvocati, provvedimenti governativi più o meno repressivi, non l'hanno sradicata. Le resistenze anti copia hanno creato ostacoli, spesso hanno vinto battaglie importanti come il caso di Napster, ma ogni volta il peer to peer è risorto. E, dati alla mano, buona parte del traffico che si ingenera sull'internet è sempre il file sharing. Abbiamo dunque una sorta di delinquenza di massa? Abbiamo un'intera generazione di amanti del furto? Non sarà invece che c'è stata una rivoluzione e un nuovo, potente, inevitabile, salto culturale s'è compiuto, e con esso nuovi valori morali e cambiamenti perciò inevitabili? Tra l'altro, tutta la storia del concetto di proprietà intellettuale sembra dimostrare questo. Ho letto il bellissimo libro di Luca Neri, dal titolo “La baia dei pirati, assalto al copyright” dove si affrontano questi temi. Molti i riferimenti storici che narra e uno lo voglio citare, tratto dalla storia del cinema. Un gruppo di pionieri, guidati dal mitico William Fox, abbandonò New York e si rifugiò in un paesino sconosciuto, in California, chiamato Hollywood, e questo perchè lì potevano lavorare ignorando i brevetti detenuti da Edison sulla tecnologia del film. Oggi giganti dei media, ieri pirati anche loro.
Personalmente non sono un amante della copia di opere già famose, forse perchè sono vecchio, troppo paleoanalogico. Però del nuovo mondo amo la possibilità diffusa, per tutti, di portare la propria creazione, il proprio sapere, il proprio pensiero, fuori da logiche elitarie e corporative, ad un orizzonte ampio, impensabile anche solo trent'anni fa. Certo, in questo ribollire immenso, forse, la difficoltà è scegliere, nuove immense opportunità portano anche nuovi problemi. Un vecchio proverbio cinese dice: col vento che soffia c'è chi costruisce ripari, e c'è chi invece costruisce mulini a vento. Chi ha ragione? Credo quelli dei mulini.
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