Fruscìo
04/04/09 13:35 archiviato in:
• diego
la riproducibilità delle opere d'arte gli permette di andare incontro al fruitore (...) il coro che è stato eseguito in un auditorio oppure all'aria aperta può venir ascoltato in una camera. Ciò che vien meno è quanto può essere riassunto con la nozione di 'aura' e si può dire: ciò che vien meno nell'epoca della riproducibilità tecnica è l'aura dell'opera d'arte (L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica - Walter Benjamin)
Il mio crine, ormai grigio, una volta ogni due mesi cerca un tentativo di compostezza presso Francesco, in corso Cavour. E voi direte: cosa c'entra il barbiere con Benjamin? C'entra perchè il Francesco è un grande appassionato e conoscitore di musica, di dischi, cd e vinili, e dentro alla sua bottega per nulla si parla di calcio e donne. La musica è argomento prediletto. L'ultima volta, con lo shampoo nei capelli, chiesi un parere su un tema da decenni in discussione e sul quale pare improbabile arrivi una parola definitiva. L'ascolto dal vinile, è migliore dell'ascolto dal cd?
Per Francesco, non c'è dubbio: meglio il cd. E questo pur riaffermando un amore antico, un affetto, un rispetto verso gli amatissimi 33 giri, di cui possiede un'invidiabile ed eclettica raccolta. Da uomo concreto, avvezzo all'esempio pratico più che alle capriole dialettiche m'ha spiegato: ho provato con un brano di “The Dartk Side of the Moon”, lo stesso punto, un momento di suoni molto lievi, risulta decisamente più intelligibile ascoltando il cd, ovviamente nel medesimo impianto hi fi. Accettando l'ipotesi di Francesco (lo so che molti hanno un'idea discorde), come si spiegherebbe quel costante, graduale ma pare non effimero ritorno del vinile?
In effetti per lungo tempo il disco ha permesso ciò di cui tratta anche Benjamin, l'arte si è diffusa, una certa musica è diventata patrimonio individuale di intere generazioni. Ad un certo punto, il tramonto del vinile e l'arrivo del cd è sembrata un'ulteriore spinta nella stessa direzione, musica ancora più facile da riprodurre all'infinito, senza neanche il vincolo dell'usura, dei solchi che la puntina, anche di alta qualità, consuma. Dopo il cd, ecco la rete, l'ipod, la smaterializzazione totale, e la musica che ancor più si dirama senza freni, puri bit. A questo punto però sembra quasi che il percorso anche teorizzato dal grande filosofo berlinese, torni all'indietro. Nostalgia dell'unicità, nostalgia del non replicabile all'infinito, nostalgia di un'esistenza corruttibile ma vera, nostalgia tattile ed esperienziale. Non è solo la questione, peraltro non banale, delle belle copertine cartonate, è la voglia di possedere qualcosa, ancorarsi sulla terraferma. Il mare digitale è troppo pieno, così pieno da apparirci vuoto. Certo la musica è sempre la musica, ma quel fruscìo la rende più vera.
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