L'imbuto, ovvero dal vasto all'angusto.
07/03/09 15:14 archiviato in:
• diegoEsistono luoghi che hanno il dono di lasciar scrutare il futuro. Per lo più sono posti abbandonati, vicoli ciechi o giardini davanti alla casa, dove non si trattiene mai nessuno. In luoghi simili è come se tutto ciò che propriamente deve ancora accaderci fosse già passato. (da Walter Benjamin - Infanzia Berlinese)
Tutti abbiamo dei luoghi che riposano fra i ricordi intimi. Un cortile dove giocavi a biglie, uno spiazzo dietro casa. Ricordo un atrio quadrato, cinto su due lati da cancellate in ferro, il pavimento in ceramica rossa. Era l'atrio dell'asilo, dove un pulmino azzurro ci scaricava ogni mattina. Lo ricordo ampio, quasi un cortile di Versailles; quando, adulto, lo rividi era piccolissimo, poco più di un terrazzo. Da bimbi ogni cosa è mitica e soprattutto sterminata: sterminato il tempo, lo spazio, i pomeriggi a giocare sotto una magnolia.
Da adulti tutto si restringe, e non è che siamo diventati giganti, è il mondo che è davvero piccolo, inospitalmente abitato dalla fretta dei nostri consimili.
Ferdinando Magellano affrontò il giro del mondo e fu un viaggio lunghissimo, dal 10 agosto 1519 all'8 settembre 1522 (un viaggio lento, pericoloso, tant'è che arrivarono le navi, ma lui morì il 27 aprile 1522 in un'imboscata). Il mondo era grande, le carte geografiche piene di zone vuote, ornate da immagini fantastiche, chiunque avesse avuto voglia e coraggio, trovava spazi immensi, o quantomeno li poteva sognare. Oggi, lo chiamano villaggio globale, con l'aereo fai presto e soprattutto i soldi girano rapidissimi, e anche i debiti, per le nervature d'una rete telematica dove i bit viaggiano alla velocità della luce; Oggi, il mondo è piccolo.
Così come nella vita di ognuno dallo spazio ampio e fantastico si passa agli angusti spazi dei nostri parcheggi, così nella storia umana, il mondo è diventato piccolo, stretto, e gli orizzonti ormai certi, non più cartografi di fantasia, ma foto satellitari, impietose.
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