Come la lumaca di mare

lumaca
Ho incontrato un vecchio compagno di scuola. Me lo ricordavo benissimo, le sue battute, la sua verve ironica da rivierasco. Ricordavo il cognome, quello dell'appello. Ma il nome, era buio totale. Alla fine della piacevole chiacchierata, sono imbarazzato nel salutarlo. Lui mi saluta per nome, ed io debbo cavarmela con un goffo "a presto, vecchio mio!". Insomma il nome s'è perso. Già ma dove diavolo si è perso, in quale anfratto della testa s'è nascosto?
Oppure, s'è proprio cancellato? Stamattina presto, richiamato dallo stimolo della pipì, nella silenziosa penombra del bagno, ecco che salta fuori: Massimo, santo cielo, Massimo! Dunque c'era, questo nome, seppur infilato in qualche piega poco accessibile. Intervistato al riguardo lo scienziato Edoardo Boncinelli spiega che nella testa non esiste un cassetto per la botanica, uno per le ricette, uno per i giocatori dell'inter e via dicendo, ma le conoscenze stanno sparpagliate nella corteccia, e che il consolidamento, insomma i dati che permangono, avviene per sintesi proteica. Dato che io sono un ignorante non so bene cosa sia una sintesi proteica, ma quel che conta è che si tratta di chimica. Boncinelli cita gli studi di Eric Kandel attraverso l’Aplysia. Cos'è, una discoteca? No, è una lumaca di mare. Ebbene questo gasteropode vive allegro nelle scogliere del mare prospicente la California. Stuzzicandola con degli stimoli, essa conserva le esperienze: riesce ad abituarsi ad uno stimolo innocuo, al quale non reagisce, e riesce a memorizzare uno stimolo nocivo, al quale invece reagisce anche a distanza di tempo. Insomma ha una memoria, ricorda ciò che deve temere, ignora ciò a cui è abituata e non è dannoso. C'è poco da discutere: se è così, è memoria. Due sintesi proteiche diverse, una per l'abitudine ed una per l'attenzione vigile, stanno alla base di questo. La cosa per me stupefacente è che questo processo biochimico è lo stesso per l'uomo e per la conchiglia californiana. Boncinelli spiega che ad esempio nel topo, nel gatto e nell'uomo i geni che esprimono queste proteine sono gli stessi. Tutta la roba che abbiamo scritto, dai codici dei sumeri alla grande filosofia tedesca, da Freud fino alle grandi letterature europee, non ci rende diversi da quella lumachina. Chimica, e buonanotte al secchio. Giorni fa un'anziana signora che vive qui vicino è svenuta. Un piccolo episodio ischemico al cervello, nulla di gravissimo, difatti si è ripresa, e sta prendendo utili farmaci. Però, alcune parole, dice lei, parole ben note delle sue quotidiane preghiere, non le ricorda più. E' strano pensarci, ma davvero siamo proprio un fatto prettamente biologico, anche i pensieri, le parole. Un pò mi spaventa, un pò mi fa pensare che è inutile prendersela tanto per gli affanni della vita: siamo cose, in fondo. Però, purtroppo, la fregatura è che, anche se sono proteine, noi pensiamo, o almeno pensiamo di esser lì a pensare, e questo ci frega. Ci ritorneremo sopra, ragazzi.

Pevemag 3.1



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