La molla

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(photo: Valerio Lo Bello)

E tu, piano, posasti le dita
all'orlo della sua fronte:
i vecchi quando accarezzano
hanno il timore di far troppo forte.
(F. De Andrè - Il Sogno di Maria)
diegoprod


Una sera d'inverno, la nonnina che abita la porta accanto aveva smarrito le chiavi, stava sconsolata sul pianerottolo. Con sè due bei nipotini, due frugoletti sempre in movimento, in continuo contagio reciproco nel riso, nel pianto, nel gioco imprevedibile, nel caos. Li accolsi in casa, nell'attesa tornasse la mamma, con le chiavi. Non usa più, come un tempo, lasciar le chiavi ai vicini.
Uno dei due maschietti s'interessò, ahimè con grande passione, al lettore dei dvd collocato, come d'uso, sotto il televisore. La sua curiosità irrefrenabile, lo spirito d'imitazione forse verso il babbo, lo portò a pigiare tutti i tasti, infilare le manine in tutti i pertugi dell'attrezzo. La nonna cercò di fermarlo, ed io, forse per snobistica superiorità verso le carabattole d'elettronica (brutta bestia una formazione prettamente umanistica), lasciai fare divertito. Qualche tempo dopo, dato che lo uso di raro, constatai che quel marchingegno non funzionava più,  pigiavi un tasto, reagiva con l'azione sbagliata, e il display erogava informazioni indecifrabili, grafismi in sanscrito dall'aria beffarda. Al centro d'assistenza, una specie di veterinario per quelle robe lì, il tecnico ridendo, lo scrollò un pò, e uscirono fuori due monetine, un bottone e un soldatino spaziale tanto piccolo quanto brutto. Responso: scheda madre scassata, più conveniente comprarne uno nuovo.
Il mio babbo è un uomo abbastanza integro, nonostante le ottanta primavere inoltrate. S'è comprato un nuovo cellulare, perchè il vecchio ha un display poco visibile rispetto ai modelli attuali e anche per la possibilità d'ascoltare la radio, durante le sue salutari passeggiate del mattino. Nell'approccio a quest'oggetto, quel che più lo frena è la paura di sbagliare, di danneggiare qualcosa, di compiere qualche manovra maldestra dalle conseguenze nefaste. Le sue grosse, nodose dita, sfiorano tremanti i tasti, e, al minimo dubbio sussurra "è meglio che ritorno dalla signorina, a farmi spiegare daccapo". Inutile cercare di rassicurarlo, è un timore profondo.
Allora riflettiamo: da bambini siamo come certi giocattoli a molla, la molla è carica, siamo pronti, partiamo senza timore smontando, toccando, perfino mordendo ciò che ci capita a tiro. Esplorare, agire, interagire senza freno ci è indispensabile, perchè impariamo, ci inebriamo del mondo. Pian piano, la vita ci insegna che questo scotta, quello taglia, quell'altro può causarci dolore. E alla fine della strada, siamo talmente prudenti da sembrare inermi. E' colpa della molla, che è scarica, e che nessuno carica più.



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