Multimediale, ma insufficiente.

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Le strade puzzavano di letame, i cortili interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone, le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell'umido dei piumini e dell'odore pungente e dolciastro di vasi da notte. Dai camini veniva puzzo di zolfo, dalle concerie veniva il puzzo di solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati, dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali.
(Patrick Süskind, Il profumo)

Il cinema è l’arte più significativa del Novecento, quella che ha forgiato il nostro immaginario. Le battaglie dei gladiatori, gli scontri fra cavalieri bardati, lo scintillar di spade, gli scoppi dei cannoni, i castelli, i re, i vessilli napoleonici che hanno attraversato l'Europa, insomma le immagini che in noi evoca la parola "storia", le dobbiamo in buona parte al cinema.
Abituati alla dovizia d'immagini, all'abbondanza di figure, paesaggi, simboli, ci siamo dimenticati, probabilmente, del protagonista principale: l'odore, la puzza. Perfino nel trattare ad esempio un evento sicuramente puzzolente come la pestilenza, i nostri teleromanzi hanno mostrato magari volti sofferenti, abiti laceri, ma l'odore, ovviamente, non c'è. E invece il protagonista assoluto, in passato, era l'odore. Circola un'idea bizzarra, per cui la puzza sarebbe tipica della città industriale moderna o postmoderna, a fronte d'un passato bucolico e dolce. Errata convinzione: le città erano veramente fogne a  cielo aperto, ma soprattutto gli umani, in particolare gli umani, puzzavano indecentemente. Intorno all'odore s'incentrava anche la battaglia fra il bene e il male. La pestilenza si credeva fosse diffusa dall'odore, e per contrastare il male, si ribatteva con odori antagonisti, bruciando zolfo, pece, ritenendo  un odore forte, alternativo, la miglior barriera. A nessuno veniva in mente di combattere una puzza con l'igiene, con la pulizia, che anzi alcuni ritenevano addirittura dannosa. Quindi più che altro i profumi coprivano le puzze, e buonanotte al secchio.
Ritornando al cinema, alla televisione, ai mezzi di comunicazione odierni, non potendo mostrare l'odore hanno contribuito ad una visione del mondo decisamente parziale. Certamente l'igiene odierno, la banale doccia dopo la partita a calcetto per esempio, è una pratica assolutamente raccomandabile, ma, per qualche verso, dovremmo riabituarci ad usare l'olfatto. L'olfatto ci rende più "animali", ma più completi, più capaci d'interagire col mondo fisico circostante. Per la verità la scrittura, l'antica e insuperata arte della scrittura, riesce in qualche modo a narrare, a evocare,  gli odori.
E noi, in questa città sul lembo estremo della Liguria, quando ad esempio passiamo in Via Magenta,  non ci sentiamo spezzini proprio per il profumo caldo della farinata? E certi odori di terra bagnata, i giorni di pioggia in aprile, non riecheggiano i primi timidi amori, magari sui banchi di scuola? E il profumo di carta e colla che avevano i libri nuovi, il primo ottobre? Molto di noi, è negli odori. Ci torneremo sopra, anche se il monitor del nostro mac, purtroppo, non li fa passare.



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