Oikofobia da progresso
10/05/09 19:47 archiviato in:
• diegoE' del tutto evidente che l'arte del cinema si ispira alla vita, mentre la vita si ispira alla televisione.
(Woody Allen)
Il filobus sibila sull’asfalto bagnato. Alla fermata sotto i portici c’è un supermercato. Tempo fa c’era un bel cinema teatro. Ampio, le belle poltroncine rosse, gli arredi eleganti. Anche banale il pensiero: colpa della televisione. Ma è un processo più ampio, che abbraccia secoli, che riguarda l'uso stesso dell'abitazione. Tutto pian piano si fa a casa, dentro casa. Le modeste magioni di tante generazioni passate erano un focolare, giusto un focolare per calore e il cibo, quel cibo così difficile da procacciare. Giusto un riparo per la notte, e poco più. Per la pipì e la popò si usciva fuori, e caso mai, si portava fuori, comunque. Per l'acqua, questa non veniva da sola dentro, col rubinetto: si andava a prendere, si portava con fatica, le donne andavano alla fontana, quando c'era. Ma torniamo al teatro. Lo spettacolo, il teatro, il giocoliere, il musicante, certamente non si mescolavano con le ciotole della cena, andavi a cercali fuori. Fuori nella strada, nella piazza, nello spazio comune. Era fuori di casa che la voglia di svago, la sete di meraviglia, cercavano ristoro. I corpi (spesso anche abbastanza affamati) degli artisti, giravano, le gambe, non le onde radio, portavano in giro lo spettacolo. E lo spettacolo era comunque, sempre, evento collettivo. I romani andavano al colosseo, i greci gremivano i loro magnifici anfiteatri, la sanguigna gente di Parma, andava al loggione, per assistere all'Opera. Il cinema ruppe il legame diretto fra l'attore e il pubblico, sì che il tenebroso sguardo di Bogart viaggiava nelle pellicole, in quei barattoli piatti che chiamano pizze. Ma noi, comunque, la domenica, col pacchetto di colombo da dieci, o le noccioline, s'affollava i cinema, i tanti cinema. Oggi è un supermercato. Ma la casa, con l'internet, ha rovesciato del tutto la prospettiva. Davanti a questo mac, scrivo al mondo. Fuori, per strada, sono solo. Ma forse siamo molto soli anche dentro. Dentro casa e dentro di noi.
oikofobia vuol dire "orrore della casa" (oikos, in greco)
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