Seduce, guarisce, qualche volta fa anche male.
19/04/09 12:25 archiviato in:
• diegoAlle Sirene giungerai da prima,
Che affascìnan chïunque i lidi loro
Con la sua prora veleggiando tocca.
Chïunque i lidi incautamente afferra
Delle Sirene, e n'ode il canto, a lui
Né la sposa fedel, né i cari figli
Verranno incontro su le soglie in festa.
(Odissea - Libro XII)
Ho letto “Musicofilia” di Oliver Sacks. Libro ben noto fra gli amanti della musica. L’autore è un neurologo, scienziato delle patologie del cervello e, nel contempo, grande appassionato di musica. Analizza molti casi d’interazione fra musica e meccanismi celebrali, patologie connesse alla musica e cure che in essa trovano efficacia. Un accidente che tutti sperimentiamo sono quei motivetti, quelle musiche che ci frullano in capo e non c’è verso di scacciarle. Il cervello ha un rapporto speciale con la musica, in quanto non passa per le strade del pensiero razionale, voluto, ma si insinua per altri, nascosti, itinerari della mente. Nietzsche è il filosofo innamorato della musica, arte dionisiaca, eterodossa alle catene del pensiero razionale e, probabilmente, ne conosceva le proprietà “curative”. Sacks si sofferma anche laddove un ritardo mentale grave s’accompagna con qualità musicali stupefacenti; persone nelle quali i processi logico-linguistici sono carenti e sanno, invece, per esempio, suonare senza sforzo una melodia appena ascoltata. Trovo affascinante la spiegazione: nella fase fetale si sviluppa in anticipo la parte destra del cervello, quella più preposta alle facoltà percettive, in seguito di norma prevale invece la parte sinistra, quella dove s’elabora la costruzione logica, la capacità d'astrazione; in alcuni casi, lo sviluppo inadeguato del cervello “raziocinante” fa sì che le facoltà percettive non siano inibite, e galoppino a briglia sciolta. La musica, rispetto al linguaggio, coinvolge territori del nostro cervello diversi, a volte nascosti.
Molti anni fa, una bella sera di primavera ero a Pisa, e traversavo Piazza dei Cavalieri con un amico. Sui gradini bassi delle scale d’ingresso alla Scuola Normale Superiore, un ragazzo suonava la fisarmonica. Una specie di tango ondeggiava struggente nella piazza vuota, e provai una sensazione poetica impossibile da definire a parole. Guardai il grande palazzo della Normale e pensai a quanti libri c'erano lì dentro, ma nessuno forse rendeva il senso della vita come quel suono dolce e triste. Del resto la musica non si spiega, la musica, semplicemente, è.
La vita senza musica è semplicemente un errore, uno strapazzo, un esilio.
(Friedrich Nietzsche)
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