Due vite
02/06/09 09:54 archiviato in:
• diegoGli uomini nella veglia hanno un solo mondo che è loro comune. Nel sonno, ognuno ritorna al suo proprio mondo particolare.
(Eraclito)
Pindaro era un poeta, e questo lo sanno tutti. La sua specialità erano delle poesie in lode degli atleti, in occasione delle vittorie, in quel clima sacro che avvolgeva lo sport dell'antica grecia. Certamente niente a che vedere con le astiose e anche noiose discussioni televisive dei nostri giorni. Sport e poesia, parola alata. Ma cambiamo argomento, sullo sport ci torneremo. Il grande Pindaro, in alcuni enigmatici versi, accenna all'anima, che chiama "éidolon", immagine della vita.
"Dorme, quando le membra sono sveglie, ma spesso è durante i sogni che rivela di gioie e di pene l'imminente destino" (più o meno, cito a memoria). Questo “èidolon" insomma dorme quando siamo svegli, e sta attivo mentre si dorme. Quante volte, ci svegliamo consapevoli che il sogno è stato pregnante, radicato nel senso più intimo del nostro vivere? Eppure non si rammenta alcun dettaglio preciso, ma la sensazione del contatto con le percezioni più nostre, più fondanti, con i nostri simboli più segreti, è molto viva.
A ben pensare, in fondo, cominciamo proprio così, a vivere, in questo rapporto inverso e simmetrico fra sonno e veglia. Chi mi legge ed è mamma, sa bene come la creatura in grembo, danza, si muove, gioca, mentre la mamma riposa. E sa bene come invece, quando è la mamma che si muove, che stà attiva, la creatura dorme. Credo che noi tutti siamo un pò quel che siamo stati. Mentre il corpo dorme, la parte antica, profonda, giocosa, mitica di noi, l' “éidolon" appunto, si muove, vive nel sogno. Due vite, diverse eppur intessute insieme, come un arazzo: davanti il disegno apparente, dietro i nodi, i passaggi segreti del filo.
Se stanotte vi sognate queste mie sommesse frasi, mi leggete troppo sul serio. Meno male che al mattino, molto spesso, tutto riaffonda nell'oblìo.