7.1934/35 Si retrocede

Dopo due eccellenti campionati e uno così così era quasi evidente che sarebbe arrivata “l’annata no”.
La Federcalcio continuava a stupire e a sfornare novità una dietro l’altra. Si decise (ma la cosa era già nell’aria da tempo) di formare una nuova categoria intermedia fra la B e la 1^ Divisione, denominata serie C, che avrebbe avuto vita “a far data” (tanto per usare il linguaggio burocratico dell’epoca) dalla stagione 1935/36. Altra (pesantissima) novità fu quella di far tornare a girone unico a 18 squadre la serie B. Pertanto solo le prime otto classificate di ogni girone della serie B 1934/35 sarebbero rimaste in categoria. Le rimanenti, insieme alle migliori classificate dei vari gironi di 1^ Divisione, sarebbero andate a formare la nuova serie C (dapprima su quattro gironi, successivamente aumentati a cinque).
Intanto, dopo un solo anno, si dimise Natale Toracca e alla guida della società ritornò Giulio Bertagna, il vulcanico “conducator” di alcuni anni prima. Intanto lo Spezia lascia la storica sede di Piazza Brin per trasferirsi in Via Roma, nello stesso stabile che ospitava il cinema-teatro Moderno. Mister Wilhelm venne ancora una volta confermato, ma sarà questa l’ultima sua annata alla guida degli aquilotti. Fu una annata strana. Ancora una volta non si registrarono arrivi dal fronte della Regia Marina e, per giunta, non vi furono neppure immissioni di giovani dal vivaio societario. Dopo Scarabello, a quanto pare, anche il rubinetto delle giovanili locali sembrava essersi essiccato. Bertagna vi sopperì tramite costosi acquisti sul mercato, dei quali solo pochi risulteranno azzeccati. Umer e Blecich avevano ultimato la loro ferma in Marina e non era possibile trattenerli; rientreranno quindi rispettivamente alla Triestina e alla Fiumana. Tacchinardi, Papini, Lena e Poggi vennero lasciati liberi di accasarsi dove volevano. Gli arrivi consistettero nel difensore Cattaneo (dal Cagliari), la punta Marchina dall’Alessandria, il centrocampista Calcagno (in prestito dal Savona), i portieri Baratti (dal Vigevano) e Rotondi (prestito dalla Roma tramite Legnano) e infine la mezzala Benatti dal Napoli (2 sole presenze in tutto il campionato). Per il resto la squadra rimase invariata. In porta si alternarono Rotondi e Baratti, ma anche l’anziano Strati ebbe occasione di giocare qualche partita.
Ma per salvarsi ci sarebbe voluto ben altro: le avversarie avevano quasi tutte approfittato dei due anni senza retrocessioni per ristrutturarsi e rinforzarsi senza patemi esistenziali, e inoltre nel girone erano arrivate due matricole terribili: Pisa e Lucchese, ricche e vogliose di affermarsi nel calcio che “conta”. Nel precampionato si registrò un’amichevole con la Nazionale Militare, tra le cui fila giocava il rimpianto ex Wando Persia e, nell’imminenza della partenza del torneo, un’amichevole a Roma contro i giallorossi. Vinse la Roma 2-1, tra le cui fila giocavano i neo campioni del Mondo Masetti (riserva di Combi), Costantino e Guaita. Lo Spezia, per l’occasione, schierò quella che sarebbe stata la formazione-tipo in campionato: Rotondi; Farina, Bermone; Andrei, Cattaneo, Venturini; Benatti, Comar, Sabatini, Marchina, Arella.
La partenza fu brutta: al Picco, il 30 settembre, il Novara, una delle favorite per la promozione, venne, vide e vinse (2-4). Anche a Legnano si perse (1-2), ma per fortuna arrivarono a risollevare la situazione (e il morale) le vittorie interne contro Messina (2-0) e il forte Catania (2-0). In trasferta intanto non si batteva chiodo. E’ una sconfitta dietro l’altra e a poco vale la sonante vittoria interna sul Cagliari (4-1): al Picco pareggiano sia il derelitto Casale (0-0), sia l’altrettanto traballante Derthona (1-1). In compenso si perde sia a Lucca (0-2) che a Pisa (0-1). Poi, il 13 gennaio, a far felice il cassiere, arriva il giorno di Spezia-Genoa (anzi, Genova 1893. Infatti il regime ha emesso tassative norme contro i vocaboli di origine straniera, e anche l’Internazionale ha dovuto cambiare il nome in Ambrosiana).
I cancelli dello stadio furono aperti alle 11 (come per ogni Spezia-Genoa che si rispetti). La giornata minacciava pioggia, ma i tifosi, intrepidi e noncuranti delle condizioni meteo, prendono d’assalto le gradinate armati di di panini, vino e salame. La società, per l’occasione, aveva aumentato i prezzi e chi non aveva i soldi per il biglietto andò a prendere d’assalto i rami dei platani retrostanti la gradinata, la cosiddetta tribuna dei poveri..... La tribuna centrale costò quel giorno la bellezza di 10 lire, un piccolo capitale. Quella laterale 8 lire, mentre per la gradinata ci voleva un “pitto” (così gli spezzini, e ancora mia madre, chiamavano le 5 lire). La città è invasa da centinaia di supporters genoani che sfilano per le vie con i loro vessilli, lanciando anche qualche sfottò: è la prima volta che si ritrovano in serie B, categoria che che avevano sempre snobbato. Ma trovarono pane per i loro denti: il ricordo del 1922 non si era ancora spento e la Milizia e i Carabinieri dovettero intervenire in massa per sedare le risse.
Inutile dire che fu una partita al calor rosso. Lo Spezia riuscì addiritura a chiudere in vantaggio il primo tempo, con un goal di Sabatini (chissà cosa successe sugli spalti...), ma nella ripresa il Genoa ribaltò il risultato, mantenendo il primato in classifica sul Pisa che, in quel momento, era secondo. Questo il tabellino della gara:
Spezia: Rotondi; Farina, Santillo II; Langella, Cattaneo, Venturini; Gerbini, Bermone, Calcagno, Marchina, Sabatini.
Genoa: Bacigalupo; Poggi, Vignolini; Sala, Dusi, Bonilauri; Gobbi, Esposto, Libonatti, Scategni, Ferrari.
Arbitro: Mattea di Torino
Reti: 36’ Sabatini (Sp), 69’ e 72’ Scategni (Ge)
Alla fine del girone d’andata lo Spezia era ben lontano da quell’ottavo posto che gli avrebbe consentito di rimanere in B. Ne pagò le conseguenze Wilhelm che venne impietosamente licenziato, anche per far contento il pubblico. E così, in una brumosa e piovosa mattina di febbraio Mister Wilhelm, nella sua tipica tenuta con pantaloni alla zuava, si imbarcò su un treno in partenza per Genova, senza che nessuno si degnasse di venirlo a salutare alla stazione. Se ne andò così uno dei migliori allenatori che lo Spezia abbia mai avuto, che aveva saputo, con ben pochi mezzi e valorizzando al massimo i giovani che il vivaio gli aveva di anno in anno messo a disposizione, caratterizzare il gioco della squadra per tre lunghi anni e mezzo, con risultati francamente inaspettati. Di poche parole e restio a concedersi alla stampa, se ne andò in silenzio, accettando senza fiatare un licenziamento che non era certo dovuto a colpe sue. Fu sostituito da Cassanelli, un ex dell’età eroica, ma invertire il corso degli eventi, a quel punto, era ormai impossibile. A marzo Mussolini decise che era l’ora di conquistare un impero in Africa a spese del Negus di Etiopia Ailè Selassiè, e tra i numerosi giovani richiamati alle armi che si avviarono verso l’Africa Orientale fischiettando “faccetta nera”, c’era anche la nostra ala destra Garbini, assenza che rese ancora più anemico l’attacco e più improba la salvezza. Gli unici lampi “di gloria” nel girone di ritorno furono la vittoria (3-0) contro il forte Pisa al Picco, il 28 aprile 1935, e l’ottimo pareggio (1-1) in casa della “corazzata” Genoa a Marassi, il 12 maggio. Ecco il tabellino di quest’ultima gara:
Genoa: Bacigalupo; Poggi, Vignolini; Sala, Bonilauri, Frisoni; Gobbi, Esposto, Libonatti, Marchini, Ferrari.
Spezia: Baratti; Farina, Santillo II; Andrei, Bozzo, Bermone; Dupont, Comar, Scarabello, Marchina, Sabatini.
Arbitro: Marsciani di Modena
Reti: 32’ Comar (Sp), 75’ Frisoni (Ge)
Gigi Scarabello giocò solo quindici partite, segnando tre goal. Non era ancora la sua annata, e gli avanzava molto tempo libero, dopo gli allenamenti, da dedicare allo “struscio” serale sotto i portici di via Chiodo. Ma il suo momento stava per arrivare, e l’anno successivo sarà l’unico giocatore di serie C ad essere convocato nella Nazionale Olimpica che conquisterà la medaglia d’oro davanti ai baffetti del Fűhrer.
Alla fine del torneo lo Spezia fu solo undicesimo, a 12 punti dall’ottava in classifica (il Messina). Il girone fu vinto dal Genoa, che ritornò in A dopo un solo anno, assieme al Bari, vincitore del girone B. Dalla A retrocessero Livorno e Pro Vercelli, che assieme a Novara, Pisa, Catania, Vigevano, Viareggio, Lucchese, Messina, Modena, Pistoiese, l’Aquila, Verona, Spal, Atalanta, Foggia e le neopromosse Siena e Taranto andranno a formare la serie B 1935/36. Lo Spezia retrocedeva così, mestamente, nella nuova serie C, assieme a Cagliari, Seregno, Casale, Legnano, Pro Patria, Derthona, Pavia (ritirata a metà campionato per problemi finanziari), Cremonese, Padova, Catanzaro, Vicenza, Venezia, Como, Perugia e Grion Pola (insomma..... in buona compagnia, direi).