Le mie pulci, recensione e riflessioni

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Le bollicine della lettura

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Per fortuna che c’è un supermercato a cento metri da qui. Non amo usare l’automobile, lo faccio solo se costretto. Allora se posso vado a far la spesa a piedi, ma la questione della vicinanza l’ho evocata per l’acqua minerale. In casa mia, tutti bevono l’acqua minerale, rigorosamente densa di bollicine, quelle che allegre solleticano l’ugola e poi, a volte, causano suoni simili al sax baritono (ovviamente da emettere molto in privato e lontano anche dal rimbombo della tromba delle scale). Ammetto che anche a me piace l’acqua gassata e quindi, con l’espressione ed anche il passo del somaro stracarico, la porto dal market. Due carichi da otto pesanti bottiglie, con la forza delle mie vigorose e virili braccia. Leggi ancora...
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Giancarlo Majorino, La dittatura dell’ignoranza.


Un libro che consiglierei è l’ ultimo che ho letto: “La dittatura dell’ ignoranza” di Giancarlo Majorino pubblicato dalle edizioni Marco Tropea.
L’autore, poeta e critico letterario milanese, personaggio eclettico tra i più apprezzati nel panorama culturale italiano, scrive questo pamphlet
affrontando i problemi della conoscenza, giustizia, libertà e felicità e denunciando la situzione di ignoranza, eletta a regime di vuoto individuale e
collettivo della società contemporanea.
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Due parole su un libro interessante

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Due chiacchiere senza pretese su un argomento vasto e complesso, ma che non è avulso anche dai problemi e dalle domande dell’oggi, impressioni di lettura dal volume “Bentornato Marx” di Diego Fusaro. come sempre, cliccate sull’immagine... Leggi ancora...
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Dissertazione del ’41, e mondiali di calcio

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A me piace il calcio, e seguirò, impegni permettendo, le principali tenzoni dei mondiali imminenti. Però questo amore per il bello spettacolo e per l'interessante ed avvincente battaglia sul verde rettangolo, non cancella eventuali critiche al mondo calcistico stesso. Le critiche per esempio ai compensi faraonici nei club, critiche alla pletorica schiera di commentatori che sembra stiano dissertando con gravità solenne dei destini del mondo (dimenticando che si tratta in definitiva di calci ad una palla di cuoio). Ma l'atteggiamento critico a molti dà fastidio, troppo fastidio. E allora ragioniamoci su. Leggi ancora...
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Kailasa

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Diego, in video....qui Leggi ancora...
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Filosofia del viaggio

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Il contributo di Graziano della libreria Contrappunto della Spezia...Qui
...o cliccando l’immagine....

Un libro che consiglierei è l’ ultimo che ho letto: “Filosofia del viaggio” di Michel Onfray, pubblicato da Ponte alle Grazie. Questo breve ma prezioso saggio porta come sottotitolo “Poetica della geografia”; nelle sue riflessioni il filosofo francese si interroga sul significato della necessità di percorrere distanze verso un altrove sconosciuto.
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Il virus e il filosofo dilettante

tosse

per il video cliccare QUI o sull’immagine

Come potete vedere sono raffreddato; spettacolo orrendo, un uomo raffreddato: la voce si fa rauca, ci sono quelle esplosioni che sono i colpi di tosse, poi gli spruzzi nell’aria di particelle contagiose, scatarramenti vari; eppure io sarei un esemplare dell’homo sapiens, la creatura che il padre eterno ha messo a custodia del creato, la creatura che stà a metà fra la terra e il cielo, con tanto di anima e spirito l’alto lignaggio; e invece, ecco qua, un piccolissimo, insignificante, virus (o batterio, ma io sono un ignorante anche in questo campo), insomma questo piccolissimo animaletto si insinua, prolifera, mi manda in crisi, mi umilia; in realtà però il corpo, il mio corpo, ha tutta una schiera di suoi anticorpi, è capace di studiare l’antidoto giusto, è capace di mettere in moto un efficace sistema per combattere l’infido nemico; ma è il mio corpo, è il corpo che ha tutte queste sapienze biochimiche, è il corpo il vero sapiente; non io, sono solo una presunzione che chiamano autocoscienza, io sono un ignorante che galleggia, fra la sapienza del virus e la sapienza del corpo, e si dà delle arie da creatura superiore; certo, senza faccia tosta questo bipede non avrebbe infestato il pianeta; Leggi ancora...
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Il sangue è randagio – recensione

sangue

Una bella recensione del volume “il sangue è randagio” di James Ellroy; per la verità il video presenta anche qualche fracasso di fondo dovuto al passaggio d’un camion spazzastrada; è il bello della diretta... clik sull’immagine o QUI Leggi ancora...
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Troppo democratiche, certe tecnologie

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Nel 1839 Daguerre inventò la prima tecnologia fotografica. Il processo era complicato e costoso, e quindi il settore era limitato ai professionisti. Intorno al 1870 vennero realizzate delle lastre asciutte, e questo permise di separare l’operazione della fotografia da quella dello sviluppo, consentendo quindi una maggiore comodità nell’organizzare l’attività fotografica. Erano comunque lastre in vetro, costose e quindi non accessibili a fotografi dilettanti, se non particolarmente danarosi. Nel 1888, fu a George Eastman, un dilettante, che venne l’idea chiave, quella che avrebbe cambiato la storia della fotografia. Eastman comprese che una pelicola flessibile, sarebbe stata adatta ad essere avvolta attorno ad un fuso, insomma inventò il rullino. A quel punto, portando i rullini presso dei laboratori ad hoc, si rendeva possibile una drastica riduzione della spesa per i singoli fotografi, e poteva nascere la fotografia amatoriale. Con i rullini nacquero così le prime macchine Kodak, semplici, meno costose, alla portata di molti appassionati. Dal manuale delle prime Kodak: Forniamo a chiunque, uomo, donna o bambino, che sia dotato dell’intelligenza sufficiente per puntare una scatola diritta e premere un pulsante, uno strumento che elimina completamente dalla pratica della fotografia la necessità di appositi laboratori o, di fatto, di qualsiasi conoscenza specifica sull’arte stessa. Leggi ancora...
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Breve recensione di un bel saggio sull’eros in letteratura e filosofia

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Video contributo di Diego (cliccare come al solito sull’immagine) Leggi ancora...
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Dannata fretta

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All’ombra dell’ultimo sole, s’era assopito un pescatore, e aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso (F. De Andrè)

Uno dei dati storici che sempre mi ha stupito è la breve durata del Terzo Reich, mi pare dal 1932 fino al 1945. Un tempo brevissimo, ma assai tragicamente intenso. Sappiamo che gli uomini dotati di forte ascendente sui propri seguaci, come Napoleone o Alessandro Magno, sono stati molto rapidi nel tentativo di forgiare la storia, di plasmare le umane vicende secondo la propria incontenibile volontà. Quando la parabola di Napoleone volgeva al termine, aveva poco più di 40 anni, Alessandro fu ucciso dalla febbre molto giovane, al culmine d’un impero sconfinato. Mi pare chiaro che la volontà di realizzare qualcosa, un’ambizione, un tentativo di riazzerare l’orologio della storia e farlo ripartire da zero, entra in conflitto con l’orizzonte comunque limitato d’una vita, d’una singola, piccola, vita. Allora ecco che per condensare in un breve tempo una rivoluzione, un ribaltamento, una rifondazione, occorre la violenza, la guerra, l’imposizione rapida del dato di fatto. Non c’è tempo per convincere, è necessario imporre senza troppe spiegazioni. Le spiegazioni saranno scritte a posteriori, giacchè la storia, si sa, la riscrivono i vincitori. Anche noi, nel nostro tempo, abbiamo ambizioni frettolose. Non c’è spazio per la saggezza pacata del padre antico, che costruisce una solida casa pensando ai discendenti, che pianta alberi frondosi, sotto le cui ombrose foglie giocheranno i figli dei suoi nipoti. L’orizzonte della vita è breve, nonostante le valvole e i pace makers, e allora ci vuole un successo rapido, da acchiappare costi quel che costi. E un nemico, è necessario, va scovato a tutti i costi. Purtroppo la fretta rende cattivi. Invece le buone idee, quelle sagge, antiche e attualissime ancora, hanno bisogno di gente che sa guardare lontano, che sa trasmettere, che sa piantare un seme duraturo. Ma gente così, è fuori moda, c’è bisogno di anime nobili, e ne girano poche di questi tempi.
Una società diventa grande quando gli uomini anziani si preoccupano di piantare alberi anche se sanno che non siederanno mai alla loro ombra
(antico proverbio arabo).

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Nostalgia dell’autentico, a tutto campo

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La rivista che vanta innumerevoli tentativi d'imitazione!
(dalla testata de "La Settimana Enigmistica")

Lo scandalo che provocò la reazione di Lutero, la questione decisiva perchè questo sconosciuto monaco provocasse l'incendio della Riforma, fu la faccenda delle indulgenze, o meglio della loro vendita e rivendita. Nel 1514 il papa Leone X, di fronte alla necessità di far cassa per ricostruire la Basilica di San Pietro, concesse l'indulgenza plenaria a ogni fedele che avesse fatto un'offerta. All'epoca non c'era il gratta e vinci, inoltre i più avevano una certa paura delle fiamme infernali. Insomma fu un successo. Però quell'oscuro monaco, quando vide i fedeli che, invece che pentirsi, mostravano il documento dell'indulgenza appena comprata, si arrabbiò tanto, tanto da scrivere le sue famose 99 tesi che, secondo la tradizione, affisse sulla porta della chiesa di Wittemberg. Correva l'anno 1517. Questi fatti sono ovviamente noti, ma mi piace soffermarmi un attimo sulla questione di fondo: l'autenticità, la ricerca dell'essenza "vera" di un'idea, di una prospettiva, di una morale, di una speranza.
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Diego: Il futuro che non c'è, almeno sembra

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Diego sul saggio di Marc Augé “Che fine ha fatto il futuro....QUI Leggi ancora...
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Seduce, guarisce, qualche volta fa anche male.

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Alle Sirene giungerai da prima,
Che affascìnan chïunque i lidi loro
Con la sua prora veleggiando tocca.
Chïunque i lidi incautamente afferra
Delle Sirene, e n'ode il canto, a lui
Né la sposa fedel, né i cari figli
Verranno incontro su le soglie in festa.
(Odissea - Libro XII)

Ho letto “Musicofilia” di Oliver Sacks. Libro ben noto fra gli amanti della musica. L’autore è un neurologo, scienziato delle patologie del cervello e, nel contempo, grande appassionato di musica. Analizza molti casi d’interazione fra musica e meccanismi celebrali, patologie connesse alla musica e cure che in essa trovano efficacia. Un accidente che tutti sperimentiamo sono quei motivetti, quelle musiche che ci frullano in capo e non c’è verso di scacciarle.
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Crepuscolo

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Che siano prossime al morire,
nulla lo rivela nel frinio delle cicale
(Matsuo Basho)

Ho letto “Modi di Morire" di Iona Healt. E' un’esperienza dalla quale nessuno può sottrarsi, per cui è in fondo strano questo ignorarla, questo far finta che non esista. L’autrice è un medico di base, con trent'anni d'esperienza al riguardo. Ma non è un libro triste, niente affatto, è invece un bel testo di grande saggezza e speranza.
Sono un tipo che attacca bottone facilmente; ho constatato anch'io, come l'autrice, una circostanza: l'importanza del raccontare.
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Fruscìo

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la riproducibilità delle opere d'arte gli permette di andare incontro al fruitore (...)  il coro che è stato eseguito in un auditorio oppure all'aria aperta può venir ascoltato in una camera. Ciò che vien meno è quanto può essere riassunto con la nozione di 'aura' e si può dire: ciò che vien meno nell'epoca della riproducibilità tecnica è l'aura dell'opera d'arte (L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica - Walter Benjamin)


Il mio crine, ormai grigio, una volta ogni due mesi cerca un tentativo di compostezza presso Francesco, in corso Cavour. E voi direte: cosa c'entra il barbiere con Benjamin? C'entra perchè il Francesco è un grande appassionato e conoscitore di musica, di dischi, cd e vinili, e dentro alla sua bottega per nulla si parla di calcio e donne. La musica è argomento prediletto. L'ultima volta, con lo shampoo nei capelli, chiesi un parere su un tema da decenni in discussione e sul quale pare improbabile arrivi una parola definitiva. L'ascolto dal vinile, è migliore dell'ascolto dal cd?

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La molla

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(photo: Valerio Lo Bello)

E tu, piano, posasti le dita
all'orlo della sua fronte:
i vecchi quando accarezzano
hanno il timore di far troppo forte.
(F. De Andrè - Il Sogno di Maria)
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Una sera d'inverno, la nonnina che abita la porta accanto aveva smarrito le chiavi, stava sconsolata sul pianerottolo. Con sè due bei nipotini, due frugoletti sempre in movimento, in continuo contagio reciproco nel riso, nel pianto, nel gioco imprevedibile, nel caos. Li accolsi in casa, nell'attesa tornasse la mamma, con le chiavi. Non usa più, come un tempo, lasciar le chiavi ai vicini.
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Stazione centrale

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Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi
(De Andrè - La città vecchia)

Questo piccolo racconto, che scrissi tempo fa, non è una descrizione fedele o puntuale, ma cerca di cogliere un'atmosfera, un mondo che da tanto tempo non c'è più. (photo: Mateusz Stachowski)
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Davanti alla stazione si ergeva una fila di palazzi tristi e grigi. Alcuni portavano ancora i segni della guerra, i buchi delle mitragliatrici. La via sta più in basso rispetto alla ferrovia (in Liguria le città sono in salita) ma dall’ultimo piano si vedeva il piazzale, i vetturini con i cavalli.
I cavalli erano pazienti, mansueti, con il sacco appeso al muso, per mangiare.

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